Ferriere Cattaneo: No ai ricatti!

Su “La Regione” di oggi 18.2.2015 viene pubblicata la nostra presa di posizione sulla questione Ferriere Cattaneo e Micromacinazione. Torniamo a ripetere: No ai ricatti

In realtá penso che questo tema sia a prescindere dalla decisione di Aleardo Cattaneo una latente bomba ad orologeria per il lavoro e l’economia di questo Cantone.
La velocitá con la quale vengono portate avanti dal mondo imprenditoriale drastiche decisioni che colpiscono il lavoro utilizzando il pretesto del franco forte, rivendicando ipotetiche perdite quale mera differenza algebrica tra i tassi di cambio di ieri ed oggi e senza entrare nel merito di un’analisi piú approfondita sul reale stato dei conti, preoccupa.
Mi domando se questa fretta non sia dettata dalla sola volontá di lucrare quanto prima possibile sui sussidi per il lavoro ridotto e su risparmi in mano d’opera per sanare problemi che non hanno solo a che fare con franco fluttuante.
Troppa fretta, prima si fanno i conti !!
Per tornare alle Ferriere Cattaneo vedo essenzialmente un comportamento discriminatorio nei confronti dei lavoratori frontalieri che sono il 65% della forza lavoro chiedendo loro e solo a loro in pratica di assumersi per cosí dire il rischio d’impresa coprendo con il loro salario le pardite dell’azienda.
Vedo tra le altre cose anche un effettivo rischio con l’aumento della forbice tra salari dei frontalieri e quello della forza lavoro indigena di creare pericolosi ulteriori incentivi ingiustificati al dumping.
Anche il ricatto della delocalizzazione di parte della produzione in paesi dell’est europeo in caso di non accettazione da parte dei lavoratori sulla riduzione del 7% dello stipendio, ha il sapore di pura strumentalizzazione sulle decisione della bns per coprire scelte strategiche giá nel cassetto.
Parte dell’imprenditoria continua ancora imperterrita a pensare solo al proprio tornaconto senza visioni e senza presa di coscienza alcuna sugli effetti futuri di queste scelte del presente avranno sulla collettivitá e sulla competitivitá futura del nostro cantone.
Ed ancora una volta viene chiaramente alla luce che i problemi non si risolvono solamente con i contingenti, e con serie soluzioni accompagnatorie bensí anche e specialmente con il senso dell’etica e della professionalitá imprenditoriale.

Franco

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Reclamo al Consiglio di Stato

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha intimato al nostro partito una modifica del proprio nome per il periodo 2015-2019. La nostra formazione politica ha intenzione di difendere i propri diritti e rivendica la possibilitá di utilizzare la denominazione Verdi Liberali Ticino.

In seguito allego il testo completo del Reclamo al Consiglio di Stato e la possibilitá di scaricare il PDF in fondo alla pagina.

Stimato Consiglio di Stato,
in base all’art. 163 LEDP inoltriamo reclamo contro la decisione del Consiglio di Stato che ha intimato di cambiare la denominazione “verdi liberali Ticino” per le elezioni del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato per il periodo 2015-2019.
I verdi liberali sono un partito presente e radicato nel territorio elvetico con rappresentanti in Consiglio Nazionale e Consiglio degli Stati con una quota elettorale che li porta ad essere tra i partiti “maggiori”.
In Ticino i verdi liberali hanno fondato una sezione con propri statuti e propri aderenti e per marcare una sensibilità presente al sud delle Alpi hanno deciso di denominarsi “verdi liberali Ticino”. L’utilizzo del termine Ticino sta quindi ad accentuare le differenze ed esprimere che sono nati ed ancorati al territorio ticinese.
Applicando il principio temporale all’atto della presentazione dei proponenti, il primo partito che consegna le liste ha precedenza ed in questo caso la lista dei verdi liberali Ticino è stata consegnata seconda solo a quella della Lega dei Ticinesi.
Se codesto Consiglio di Stato ritiene che la denominazione dia confusione con la lista presentata dai Verdi, faccia eliminare il termine Ticino ad entrambi, ma non utilizzi parzialità intimando solo ad una delle parti di modificare la denominazione.

Certi di una vostra positiva risposta distintamente salutiamo

Per il comitato Franco Marinotti Presidente

Primo proponente Leandro Custer vice presidente

Scarica qui il PDF

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Inziativa energia al posto dell’IVA – Dibattito SUPSI

Lunedí 23 febbraio dalle 12.15 alle 13.15  presso l’aula 111, Palazzo E, SUPSI a Manno, avrá luogo un dibattito pubblico sul tema dell’iniziativa popolare federale in votazione l’8 marzo, Imposta sull’energia al posto dell’IVA, nell’occasione avró modo di confrontarmi  sul tema con Angelo Geninazzi, Responsabile economiesuisse per la Svizzera italiana.

Il dibattito é  organizzato dal Centro di competenze tributarie del Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI, ed é rivolto a politici, fiduciari, commercialisti,  consulenti fiscali, consulenti bancari e assicurativi, dirigenti aziendali, collaboratori attivi nel settore fiscale di aziende pubbliche e private, persone interessate alla fiscalità.

Invitiamo chiunque sia interessato a sapere di piú sul tema dell‘imposta sull’energia al posto dell’IVA.

 

Programma e relatori

12.15
Argomenti a favore dell’imposta sull’energia in sostituzione dell’IVA
Franco Marinotti
Presidente dei verdi liberali del Ticino

12.35
Argomenti contro l’imposta sull’energia in sostituzione dell’IVA
Angelo Geninazzi
Responsabile economiesuisse per la Svizzera italiana

12.55
Dibattito e domande.

Moderatore

Generoso Chiaradonna

Capo Servizio Economia, La Regione Ticino

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Energia invece dell’IVA – 4 domande sull’iniziativa

Iniziativa popolare ” Energia invece dell’IVA  “

Con queste 4 domande, vogliamo gettare luce sull’iniziativa popolare federale in votazione l’8 marzo 2015 e dissipare alcuni dubbi sulla nostra iniziativa “Energia invece dell’IVA”.

1. Come si colloca nel contesto ecologico la vostra iniziativa ” Energia invece dell’IVA ” ?Se vogliamo intervenire in modo risolutivo ed efficace nella difesa dell’ambiente ed accompagnare la svolta energetica con obbiettivo 2050, abbiamo un valido strumento che potrebbe drasticamente contribuire ad accelerarne i processi: quello della leva fiscale. Indirizzarci verso una nuova fiscalità ecologica mirata che disincentivi i consumi di energia non rinnovabile senza però aumentarne il prelievo generale penalizzando con ulteriori prelievi la collettività e l’economia. Inutile appesantire il battello quando è sufficiente riposizionare il carico.

2. E dunque tecnicamente in cosa consiste la vostra proposta ?
La nostra proposta,  Energia invece dell’IVA, va esattamente nella direzione appena descritta, e cioè di un ribilanciamento dei prelievi fiscali. Togliere l’IVA che con i suoi meccanismi di prelievo grava eccessivamente sull’economia e non solo, ma anche sui bassi redditi per sostituirla con un’imposta ecologica il cui prelievo si basa in modo circoscritto solo sui consumi di energia fossile non rinnovabile. Il gettito della nuova imposta ecologica sarà perfettamente in grado di sostituirsi al mancato gettito dell’IVA, e di garantire negli anni un impatto più che neutro per la casse dello Stato.
3. E nello specifico quali saranno i benefici ?
I benefici sono quelli di realizzare il traguardo di protezione ambientale ai minori costi per la società e l’economia abbassando il peso fiscale di una tassazione più ampia e non risolutiva per i nostri scopi facendo partecipare in questo modo a chi consuma energie dannose al nostro ambiente ai costi del processo di svolta energetica verso fonti rinnovabili. Dunque anche una componente se si vuole etica.
4. Ed i benefici per il Ticino ?
Per il Ticino vedo sostanzialmente un’accelerazione del processo di trasformazione per altro già in atto della mobilità, che porterà ad un miglioramento della qualità di vita generalizzato. Questo si tradurrà in un traffico meglio organizzato, con mezzi meno inquinanti e con una mobilità aziendale più attenta. Ci sarà un miglioramento in particolare anche per le aziende medio piccole in termini di maggior efficienza economico finanziaria per via dell’alleggerimento insito alla eliminazione dell’IVA

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Imposta sull’energia invece dell’IVA

Imposta sull’energia: un vantaggio per l’economia, l’ambiente e la società

1.In sintesi

Poco più del 40% dell’energia elettrica prodotta oggi in Svizzera è composta da energia non rinnovabile, in gran parte uranio, e la quota di vettori fossili (petrolio, gas naturale e carbone) nel mix di consumo energetico globale è per contro pari a circa il 66%. Affinché uno spostamento dei consumi verso l’energia rinnovabile sia possibile, è indispensabile una modifica dei rap- porti di prezzo che sia economicamente e socialmente com- patibile tramite una riforma fiscale ecologica che riduca drasticamente il consumo di energia senza l’uso di provvedimenti coercitivi e senza diminuzione degli standards di vita.

L’iniziativa popolare federale lanciata dai Verdi Liberali, denominata “ imposta sull’energia invece dell’IVA ”[1], si propone di sostituire l’imposta sul valore aggiunto (di seguito IVA) con una nuova imposta sull’importazione e produzione di energie non rinnovabili di fonte energetica fossile e di uranio. L’iniziativa s’inserisce nel contesto di un’innovativa proposta di riforma fiscale ecologica quale strumento efficace e liberale volto a contribuire alla riduzione del consumo di energia in Svizzera. Parimenti l’iniziativa ha lo scopo di incentivare la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile. Un progetto, questo, che vede quale vantaggio competitivo decisivo per il raggiungimento degli obiettivi di strategia energetica 2050 l’applicazione di meccanismi d’incentivazione, ovvero di economia di mercato per accompagnare il processo di svolta energetica in alternativa ad un sistema improntato sulla promozione quale i sussidi statali diretti, sovvenzioni, contributi o deduzioni fiscali. Una proposta decisamente innovativa e strutturale che individua nella politica fiscale uno strumento non solo di mero tributo generalizzato per la copertura dei costi sostenuti dallo Sta- to, bensì il mezzo per elaborare una riforma (fiscale) ecologica globale adatta a facilitare ed accelerare il passaggio dall’energia fossile e nucleare a quella rinnovabile.

Al fine di raggiungere questi importanti obiettivi di politica ambientale, l’iniziativa si propone, con l’abolizione dell’IVA e la sua sostituzione con un’imposta ecologica, di più efficacemente indirizzare – a parità di gettito e dunque senza impatto sul bilancio dello Stato – il prelievo fiscale, andando così a tassare in modo mirato il solo consumo di energia non rinnovabile, diversamente da come oggi avviene nel caso dell’IVA che as- soggetta non solo i beni e servizi, ma indirettamente anche i fattori principali della produzione, quali il lavoro ed il capitale per via dell’indeducibilità dei loro costi intrinsechi[2], in modo da abbassare il consumo di energia ed ottenere degli effetti positivi sull’occupazione, ma non solo. Si ridurrà, di conseguenza, anche la dipendenza dall’estero, considerato che circa l’80% dei consumi di energia vengono coperti dall’importazione, con evidenti effetti positivi sull’economia del nostro Paese. Vi sarà pure una riduzione dei relativi rischi di approvvigionamento in termini di prezzi e disponibilità, oltre ad un aumento dell’occupazione come effetto di un sicuro incremento delle opportuni- tà d’investimento in ricerca e sviluppo di tecnologie, che ruotano attorno ai fattori di produzione dell’energia rinnovabile.

In sintesi, l’iniziativa popolare federale intende promuovere un consumo energetico responsabile mediante una riforma fiscale innovativa e concorrenziale, neutrale rispetto all’IVA sia in termini di gettito fiscale che, in conseguenza, di impatto sul bilancio dello Stato. Si vogliono inoltre porre le fondamenta per un’economia duratura basata sull’innovazione dalla quale potranno nascere grandi possibilità e indubbi vantaggi competitivi per la Svizzera, sia in termini di sviluppo sia di crescita sostenibile duratura di lungo periodo.

 

2. I presupposti fondamentali e gli effetti dell’abolizione dell’IVA

L’introduzione di un’imposta ecologica ha come effetto che le fonti di energia non rinnovabile diventino più care affinché più energia rinnovabile sia richiesta e prodotta, facilitando così una riduzione dei consumi. L’imposta ecologica deve per contro avere come presupposto essenziale quello di non determinare aggravi aggiuntivi sia in termini di carichi fiscali che di spesa pubblica globale. Un volume di gettito di circa 20 miliardi di franchi può essere ridistribuito solo con l’abolizione di un’altra forma d’imposizione che a livello federale significa IVA, imposta federale di- retta, contributi previdenziali dei datori di lavoro e dei lavoratori.

L’imposta sull’energia non rinnovabile ha quale presupposto impositivo, al pari dell’IVA, il consumo. Per questa ragione il passaggio da una all’altra forma impositiva non comporta effetti redistributivi sostanziali. L’abolizione dell’IVA è inoltre concettualmente più semplice ed efficace ai fini redistributivi rispetto ad altre forme di leve ridistributive sui premi di cassa malati o i contributi di previdenza sociale. Un ulteriore aspetto su cui poggia l’iniziativa di riforma fiscale “energia invece dell’I- VA” consiste nel fatto che l’abbandono dell’IVA non deve com- portare un freno all’economia in termini di carichi aggiuntivi sia per i cittadini che per le imprese. Inoltre si presuppone che l’iniziativa possa imprimere un notevole stimolo all’economia liberando l’innovazione e la produzione di valore dall’imposizione, fungendo così da motore agli investimenti verso settori economici innovativi e promettenti, con conseguente sviluppo di know-how locali, creazione di posti di lavoro e mantenimento dell’ attrattività e competitività della produzione svizzera. An- che sul fronte del potere d’acquisto l’abbandono dell’IVA non avrà effetti sostanziali. Infatti, per l’effetto della traslazione dei prezzi, i consumatori saranno effettivamente confrontati con un aumento dei prezzi sull’energia non rinnovabile, tuttavia numerosi beni e servizi di consumo, così come l’energia rinno- vabile, saranno per contro più vantaggiosi, perché, contraria- mente all’IVA, il carico fiscale potrà essere limitato attraverso il re-indirizzamento del consumo verso l’energia rinnovabile.

Anche per quanto concerne gran parte dell’industria il passaggio dall’IVA all’imposta ecologica comporta vantaggi finanziari poiché i costi energetici rappresentano solo una minima parte dei costi generali. Di conseguenza, il relativo maggior aggravio comporterà ad ogni modo uno spostamento dei consumi di energia verso le fonti rinnovabili. Ulteriori vantaggi economici si verificheranno in particolare per le medie e piccole aziende in termini di sgravi amministrativi dovuti all’abolizione dell’IVA.

Per contro, anche le entrate dello Stato non verranno ridotte a causa dell’abbandono dell’IVA, in quanto i ricavi totali genera- ti dalla nuova imposta energetica saranno dello stesso tenore degli attuali ricavi dell’IVA perché garantiti, ai sensi di una disposizione transitoria, dalla fissazione di un quoziente percentuale costante indicizzato inizialmente alla media degli ultimi cinque anni dei ricavi dell’IVA sul Prodotto Interno Lordo (di seguito PIL) nominale (cfr. Tabella 1) e, in seguito, attraverso dei meccanismi particolari che saranno spiegati nel successivo capitolo 3. Accorgimento essenziale questo per compensare nel tempo sia il minor consumo di energia non rinnovabile sia la riduzione della base imponibile della proposta nuova imposta sull’energia, causa dell’aumento dei prezzi e della miglior efficienza energetica.

 

3. Il carico fiscale complessivo in Svizzera resta identico: la riforma non incide sulle entrate fiscali dello Stato

3.1  La definizione di un gettito fiscale costante nella fase di transizione

Le disposizioni transitorie dell’iniziativa popolare federale pre- vedono che il gettito fiscale derivante dalla tassa sull’energia da raggiungere annualmente sia definito attraverso una quota fissa del PIL (quota fiscale costante). Le aliquote d’imposta del- la tassa sull’energia saranno periodicamente adattate in modo tale che venga raggiunta questa quota corretta di gettito.

La quota di gettito sarà calcolata percentualmente rapportando le entrate derivanti dall’IVA al PIL degli ultimi 5 anni prima del passaggio alla tassa sull’energia. La Tabella 1 mostra il conteggio supponendo che la riforma fosse stata messa in atto per l’inizio del 2012. Se per esempio l’IVA fosse stata sostituita dalla tassa sull’energia nel 2012, la quota fiscale costante am- monterebbe al 3.7%. Questo corrisponde circa ad un ottavo del gettito fiscale della Svizzera. In altre parole la riforma com- prende circa un ottavo delle entrate fiscali totali della Svizzera

3.2  Il calcolo periodico della tassa sull’energia

La tassa sull’energia sarà calcolata in percentuale sui chilo- wattora di energia primaria non rinnovabile consumati[3]. L’aliquota d’imposta sarà periodicamente definita sulla base del gettito fiscale che si vuole raggiungere (secondo la quota fiscale fissa) e del consumo nazionale di energia non rinnova- bile previsto.

La Tabella 2 (cfr. pagina precedente) illustra il calcolo attraverso una semplice simulazione. Supponiamo di voler calcolare l’aliquota d’imposta nel 2012. Per prima cosa il gettito fiscale desiderato va calcolato sulla base del PIL nominale atteso e l’aliquota fissa. Con un PIL previsto di 569 miliardi di franchi nel 2012 e un quoziente fiscale fisso del 3.7%, l’obiettivo di rendimento risulterebbe di 21 miliardi di franchi. In una seconda fase, a partire da un gettito fiscale desiderato e tenendo conto del consumo stimato di energia primaria non rinnovabile, la tassa viene calcolata in percentuale ai chilowattora di energia primaria consumata. Per un obiettivo di rendimento di 21 miliardi di franchi e un consumo stimato di energia non rinnovabile primaria pari a 900’000 terajoule[4], risulta un aggravio fiscale di 9 centesimi per chilowattora.

 

3.3  Il carico fiscale per ciascun carburante

Il prezzo della corrente generata attraverso energia nucleare sale a 27 centesimi per chilowattora. Infine il rincaro di ciascun carburante viene calcolato sulla base dell’efficienza (nel caso di energia nucleare) o del potere calorifico (per combustibili fossili e carburanti)[5].

Il carico fiscale di ciascun carburante con una tassa di 9 centesimi di franchi per chilowattora di energia primaria è visibile nella Tabella 3 sopra indicata.

3.4  La riscossione al momento dell’importazione

L’energia incorporata (cosiddetta “energia grigia”[6]) viene tassata al momento dell’importazione. Dal momento che in Svizzera non viene prodotta alcuna energia primaria non rinnovabile, la riscossione della tassa avviene al momento dell’importazione. In questo modo vengono tassati:

  • l’importazione di energia primaria e carburanti fossili;
  • l’importazione di uranio;
  • l’importazione di energia primaria e carburanti fossili;
  • l’importazione di uranio;
  • l’importazione di corrente elettrica prodotta attraverso carburanti fossili e uranio;
  • l’energia incorporata in merci importate.

La riscossione della tassa può avvenire soltanto alla frontiera. In questo modo le imprese saranno alleggerite dalla gestione dell’IVA, con evidente riduzione dei costi amministrativi.

 

4. Il rimborso della tassa sull’energia al momento dell’esportazione

In fase di esportazione la tassa sull’energia viene rimborsata. Il testo della riforma prevede esplicitamente la possibilità di tassare l’energia grigia. Infatti, si propone un nuovo capoverso 2 all’articolo 130 della Costituzione federale dal seguente tenore: “Al fine di evitare distorsioni considerevoli della concorrenza, la legge può prevedere un’imposta sull’energia grigia”.

La specifica tassazione dell’energia grigia ha senso soltanto nel caso dell’importazione. Infatti, l’energia grigia delle merci prodotte in Svizzera viene già tassata dall’ordinaria tassa sull’energia. Il testo della riforma prevede, inoltre, che l’imposta sull’energia sarà rimborsata al momento dell’esportazione. Ciò include pertanto il rimborso della tassa sull’energia grigia.

 

5. La tassa sull’energia: incentivi efficaci per il consumo di energia rinnovabile ed investimenti nell’efficienza energetica

5.1  I principi di base della tassa sull’energia

Il prelievo della tassa in fase d’importazione sgrava i produttori, specialmente le piccole-medie imprese. L’obiettivo dell’imposta sull’energia è quello di ridurre l’utilizzo di energia non rinnovabile durante il consumo e la produzione di beni e servizi. I principi di base sono qui di seguito sintetizzati:

  • viene tassata la quantità complessiva di energia non rinnovabile utilizzata dalle imprese durante la produzione, così come dagli abitanti durante il consumo;
  • il carico fiscale si applica direttamente al proprio consumo e indirettamente al consumo di energia grigia incorporata in beni e servizi acquistati;
  • l’imposta è riscossa per ogni chilowattora di energia primaria durante l’importazione e l’importo sarà rimborsato durante l’esportazione;
  • durante l’importazione di beni può essere riscossa un’imposta sull’energia grigia incorporata nel prodotto. Durante l’esportazione di merci avviene in modo analogo un rimborso della tassa sull’energia grigia in esse contenuta.

Come l’IVA, l’imposta sull’energia ha il vantaggio che i risparmi non sono tassati. Al contrario dell’IVA, tuttavia, la tassa grava su coloro che investono nell’energia non rinnovabile, compresa quella grigia.

 

5.2  I minori oneri per le imprese

Come l’IVA, la tassa sull’energia causa nel complesso un au- mento dei prezzi e quindi una diminuzione della domanda a livello macroeconomico. L’onere fiscale complessivo per l’economia resta – come già indicato – invariato. A differenza dell’IVA, però, soltanto una parte della tassa sull’energia pesa sulle imprese. Così, per esempio, la percentuale di consumo domestico all’interno di quello totale di energia (escluso il tra- sporto) ammonta a circa il 30%, di cui poco più della metà è consumo di energia non rinnovabile. Ciò significa che una parte sostanziale della nuova tassa sull’energia grava sul con- sumo diretto domestico. Ne consegue che, per effetto della riforma, il carico fiscale delle imprese in media diminuisce. Per effetto del minor carico fiscale, i prezzi dei beni di consumo, dei beni strumentali e dei servizi generalmente si abbassano e, di conseguenza, la loro richiesta aumenta.

 

5.3  Le variazioni di prezzo per i consumatori

I prezzi più alti dell’energia non rinnovabile vengono com- pensati con l’abolizione dell’IVA. La riforma fiscale ecologica si traduce per i consumatori in un cambiamento dei prezzi (relativi). Sui consumatori, infatti, graverà maggiormente la tassa sull’energia non rinnovabile. Tuttavia, eliminando l’IVA, beni e servizi, così come l’energia rinnovabile, saranno più a buon mercato. Il comportamento sostenibile sarà in questo modo premiato.

 

5.4  Un incentivo ad investire nell’efficienza energetica

Con l’imposta sull’energia le energie rinnovabili diventano maggiormente convenienti rispetto a quelle non rinnovabili. Produttori e consumatori possono quindi ridurre il loro carico fiscale attraverso un maggior consumo di energie rinnovabili. Inoltre, con la riforma finanziaria ecologica, gli investimenti e l’innovazione nell’efficienza energetica e nella sostituzione delle fonti energetiche non rinnovabili diventano finanziaria- mente interessanti per due motivi:

  • eliminando l’IVA il valore aggiunto ottenuto attraverso gli investimenti non sarà più tassato;
  • investendo nell’efficienza energetica ci saranno maggiori risparmi dovuti al minor consumo di energia;

    investendo nell’efficienza energetica ci saranno maggiori risparmi dovuti al minor consumo di energia;

    Con la riforma fiscale ecologica il rapporto tra ricavi marginali e costi marginali degli investimenti aumenta, soprattutto nel caso degli investimenti nel campo dell’efficienza energetica e quelli che puntano maggiormente sull’uso delle energie rinnovabili. Si presume pertanto che il passaggio dall’IVA alla tassa sull’energia abbia effetti positivi sugli investimenti in Svizzera.

     

    5.5  L’aumento della produzione di energia rinnovabile e la riduzione della dipendenza dall’estero

    Lo sgravio dell’energia rinnovabile fa sì che questa abbia un chiaro vantaggio competitivo e che la sua produzione sia stimolata. La domanda di energia rinnovabile crescerà e ci si può aspettare che l’energia rinnovabile prodotta in patria e all’estero, nonché quella consumata all’interno del Paese aumenti significativamente e velocemente. Insieme ad un’accresciuta efficienza energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili potrà diventare così elevata e non sarà più necessario sostituire le centrali nucleari svizzere in fase di spegnimento nei prossimi decenni con delle nuove.

    Il consumo ridotto di energia e la simultanea espansione della produzione di energia rinnovabile in patria e all’estero faranno sì che la Svizzera possa diventare sempre meno dipendente dall’importazione di petrolio e gas, rispettivamente che possa così evitare di esportare una quota significativa di ricchezza agli Stati che detengono il monopolio di petrolio e uranio.

     

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Frontiera: ostacolo o opportunità ?

Le frontiere sono intrinsecamente ostacoli per antonomasia. Barriere naturali, artificiali, politiche economiche e culturali. Alcune esistono in natura, altre erette o create ad hoc. Nessuna frontiera è più invalicabile.

Alcune, quelle fisiche o naturali lo sono più facilmente mediante il progresso tecnologico, altre meno.Talvolta i successi nel superamento di talune, fa emergere l’esistenza inaspettata di altre. Le frontiere perlopiù disgregano, separano, isolano ma anche uniscono, talvolta. Le frontiere sono l’immaginario di chi non le varca per scelta o di chi non le varca per imposizione. Noi le frontiere abbiamo la possibilità di varcarle sia quelle fisiche che quelle culturali sempre e ad ogni istante. Possiamo, perché abbiamo costruito il nostro vivere sulla convivenza, sull’aiuto reciproco, sul multiculturalismo sulla condivisione della libertà e dell’indipendenza individuale. Noi possiamo perché il nostro progetto di federalismo si poggia su tutti quei principi di democrazia e condivisione fondamentali che nulla hanno a che vedere appunto con qualsivoglia forma di frontiera. Il vedervi qui riuniti testimonia il fatto che la prima barriera, il Gottardo, l’avete anzi l’abbiamo tutti da lungo superata, nell’attesa tra un po’ del superamento anche della barriera temporale, con Alptransit. Ma sappiamo che non basta solamente superare o evitare gli ostacoli delle differenze e delle specificità con i trafori e l’alta velocità per calarsi nella specifica e complessa realtà a sud delle alpi. E sappiamo anche che non basta, in quanto siamo tutti consapevoli dell’unicità della realtà di questo nostro Cantone all’interno della Confederazione, ma che ci si aspetta però si sintonizzi comunque e sempre con le decisioni di politica federale che spesso hanno effetti dirompenti sulla tenuta delle sue infrastrutture, effetti dei quali spesso non si tiene conto.

Non basta, perché il Ticino è confrontato con criticità su diversi fronti che coinvolgono la mobilità, il lavoro, l’economia la socialità, che lo rendono quasi “dicotomico” nel suo essere baricentro periferico e allo stesso tempo per certi versi centrale.

Frontiera tra le frontiere, esemplarità del Ticino.

Il Ticino è regione caratterizzata da un territorio di difficile pianificazione, limitato e delimitato nella sua orografia, che determina con la sua non ottimale densificazione una mobilità complessa.
Decisioni su temi federali quali il risanamento del Gottardo, la dorsale alpina con Alptransit, le politiche di trasferimento, possono essere determinanti in particolare sugli sviluppi della mobilità transfrontaliera e sul trasporto di merce su gomma in transito da sud a nord, che sovraccarica oltremodo una viabilità già congestionata di per se, e aggrava gli effetti devastanti legati all’inquinamento sull’ambiente e la salute.

Il Ticino è regione la cui economia è in parte dipendente ed interdipendente da fattori congiunturali esterni di forte impatto difficilmente controllabili se non con efficaci misure d’accompagnamento congiunte e condivise tra tutti gli attori economici e le parti sociali.

Decisioni su temi federali quali la negoziazione sulla libera circolazione e l’imposizione dei frontalieri sono determinanti per il Ticino, in particolare per tutti quei fenomeni di distorsione che conducono a fenomeni di dumping salariale, alla pressione ed effetti di sostituzione sull’impiego indigeno, alla crescita del numero di frontalieri, alla disoccupazione.

Il Ticino è anche e soprattutto piazza finanziaria, che ha contribuito in maniera preponderante alla formazione di ricchezza di questo Cantone garantendo ottimi livelli di occupazione ed assicurando un notevole flusso di valori patrimoniali esteri perlopiù italiani, che dobbiamo fare in modo ora di preservare dalla massiccia fuga verso altri lidi, certa se non si dovesse raggiungere l’accordo auspicato.

Decisioni su temi federali quali lo scambio automatico di informazioni, il segreto bancario, sono determinanti per un Ticino la cui piazza finanziaria è a rischio di perdita di attrattività e competitività e di conseguenza di grave perdita di impieghi con ovvie ripercussioni sullo stato economico del cantone.

E non ultimo anche le decisioni di carattere nazionale di politica monetaria quali quelle recentemente prese dalla BNS di eliminare la soglia di intervento Franco/Euro e l’ulteriore discesa del tasso d’interesse, sono determinanti per un’economia di “frontiera” la cui tenuta di competitività si basa su dinamiche di prossimità con la zona Euro e dunque di carattere locale che fanno scattare tutti quei fenomeni tipici del Franco forte come il turismo transfrontaliero della spesa a danno del commercio alimentare locale al dettaglio per fare un esempio o la perdita di turismo sportivo a danno della già complessa situazione degli impianti di risalita locali.

….ricercare, capire, affrontare

Noi verdi liberali abbiamo chiaro in mente che la ricchezza del nostro federalismo è nel ricercare, capire ed affrontare temi che coinvolgono anche i lembi più periferici della Confederazione.

ricercare significa informarsi, prendere atto di una diversità che avviene oltre una frontiera

capire significa approfondire, prendere coscienza della diversità

affrontare significa rendersi conto che un problema che emerge oltre frontiera è facile che lo diventi anche all’interno della frontiera medesima

E tutto ciò lo abbiamo chiaro in mente perché siamo un partito che imposta la sua politica a livello nazionale nel senso più ampio del termine.
E dunque a noi verdi liberali le frontiere non fermano ne influenzano la nostra costruzione politica perché dietro l’ostacolo noi vediamo sempre un’opportunità.

Discorso all’assemblea dei delegati, 24 gennaio 2015 Frontiera: ostacolo o opportunità ?

Delegiertenversammlung Lugano, 24. Januar 2015 Grenze: Hindernis oder Möglichkeit?

 

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Litro di benzina presto a 5 Franchi ?

Risposta all‘articolo di A. Geninazzi su Economando  23.1.2015 “Litro di benzina presto a 5 franchi ?”

http://www.gdp.ch/rubriche/economando/il-litro-di-benzina-presto-5-franchi-id58832.html

Nel suo commento del 23.01.2015 Angelo Geninazzi, responsabile Economiesuisse per la Svizzera italiana, esprime alcuni punti di critica all’iniziativa dei Verdi liberali “Imposta sull’energia invece dell’IVA”. Un’attenta lettura del testo dell’iniziativa permette però di comprendere come la paura delle sue “conseguenze deleterie ed assurde” sia totalmente infondata. Innanzitutto è necessario non perdere di vista il fatto che l’imposta sull’energia andrebbe a sostituire l’IVA, non rappresentando quindi un’imposta aggiuntiva per famiglie e imprese bensì solo un ribilanciamento dei prelievi fiscali.. Il bilancio per queste sarebbe nella maggior parte dei casi positivo. Anche nell scenario meno roseo non si avrebbe un carico fiscale maggiore, poiché un’economia domestica con un introito mensile di poco superiore ai 3’000 franchi vedrebbe aumentare le sue uscite di soli 13 franchi al mese. Questo senza adottare alcun tipo di cambiamento nel proprio comportamento.

Grazie a piccoli accorgimenti si può però facilmente diminuire il proprio consumo di energie non rinnovabili, riducendo al contempo le proprie spese. L’imposta sull’energia è quindi indubbiamente più equa rispetto all’IVA, poiché non colpisce i prodotti di prima necessità e permette alle singole economie domestiche ed imprese di stabilire l’impatto dell’imposta sul proprio bilancio: l’imposta può essere ridotta o addirittura evitata grazie ad un minore consumo di energie non rinnovabili. Le cifre riportate da Geninazzi non sono inoltre corrette, tant’è che perfino il Consiglio federale ha recentemente corretto il tiro. La tassa sulla benzina al momento della sua introduzione sarebbe quindi di 1.50 franchi, ovvero la metà di quanto ventilato dagli oppositori. Una seconda inesattezza nel testo di Geninazzi è rappresentata dall’impatto dell’imposta sulle imprese svizzere.

Esattamente come per l’IVA, i prodotti esportati sono esentati dall’imposta sull’energia, evitando quindi qualunque svantaggio competitivo. Al contrario, le nostre imprese ne escono rafforzate, poiché il pantagruelico onere burocratico derivante dall’IVA verrebbe a cadere interamente. Esse avrebbero

quindi più risorse da impiegare in investimenti. La produzione locale diventerebbe più vantaggiosa e sarebbe quindi incentivata, creando posti di lavoro e dando così uno slancio positivo all’intera economia svizzera e ticinese.

Ulteriori effetti in termini di benefici per il Ticino andranno nella direzione di un’accelerazione del processo di trasformazione per altro già in atto della mobilità, che porterà ad un miglioramento della qualità di vita generalizzato. Questo si tradurrà in un traffico meglio organizzato, con mezzi meno inquinanti e con una mobilità aziendale più attenta.

La svolta energetica, nonostante gli sforzi di Confederazione e OCSE, è ben lontana dall’essere raggiunta. Se davvero vogliamo preservare il nostro ambiente in modo duraturo ed equo, votiamo sì l’8 marzo all’iniziativa “Imposta sull’energia invece dell’IVA”.

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Falò nelle Alpi

Questa sera siamo qui riuniti, non solo per festeggiare, ma quasi a voler “esorcizzare” con un simbolico falò, il perpetrarsi di una lenta, inesorabile e sempre più marcata aggressione ai danni del nostro più importante patrimonio: le nostre magnifiche alpi. Un’aggressione che non scaturisce di certo da un intento premeditatamente (auto)distruttivo, ma da una interpretazione riduttiva e non certo lungimirante invece sul legame che intercorre tra lo sfruttamento e la pianificazione del territorio e una gestione moderna ed efficiente della mobilità intesa nel senso più ampio del termine. Ciò crea improvvisazione e confusione sulle strategie da adottare. La mobilità è un elemento essenziale sia per lo sviluppo sostenibile del nostro cantone che, di conseguenza per la salvaguardia delle alpi. Il territorio, in particolar modo in Ticino, è un fattore limitante, e lo spazio dedicato alle vie di comunicazione non può dunque crescere senza limiti all’infinito e necessita di uno sfruttamento ottimale che comporta lo studio anche di nuovi modelli di insediamento per facilitare spostamenti brevi ed intelligenti. Questa sera vorrei insistere sul concetto che le problematiche relative al sovraccarico endemico sull’asse sud-nord non siano da ricondurre al tunnel stradale del San Gottardo ne tantomeno possano essere risolte col suo raddoppio. Problemi che potranno essere risolti solo se inseriti nell’ambito di un progetto su vasta scala di reimpostazione globale della mobilità sostenibile, che tenga conto sia degli impatti futuri generati dalle dinamiche di sfruttamento del territorio che delle ricadute sulla qualità della vita che lo stesso comporterà. Problemi che andrebbero analizzati nel modo più pragmatico possibile tralasciando quelle componenti di carattere meramente emotivo che ormai da lungo tempo ne caratterizzano il dibattito.

Le componenti emotive sono l’effetto della assenza di una corretta informazione, e di deliberata disinformazione, a difesa di tesi e teorie di breve periodo, che non portano con se visioni chiare e programmatiche, sugli effetti futuri delle scelte del presente. Una visione, che si basi su criteri oggettivi di analisi e valutazione di tutti quei fattori insiti alla mobilità quali appunto il territorio, le strade, i mezzi di trasporto, la fiscalità, il traffico e i costi in genere a carico della comunità . Ed ancora, analisi oggettiva significa focalizzarsi sulle ripercussioni che le nostre scelte comporteranno sull’ambiente e sul suo ecosistema, sulla popolazione e la sua salute, sulla crescita dell’economia e del benessere, non solo oggi ma nel futuro, e per entrare subito nel merito specifico del traffico, per l’appunto sulla politica di trasferimento su rotaia. Sono del parere che il dibattito non debba incentrarsi attorno ai tecnicismi dei singoli progetti e/o varianti dello stesso. Anche perché, la valenza intrinseca degli stessi se analizzata disgiuntamente da un contesto più allargato, non viene necessariamente messa in discussione. Ma per il benessere delle generazioni future non serve che le auto passino più velocemente ed in maggior numero attraverso il tunnel del San Gottardo, ma che si trovino invece soluzioni per rendere e mantenere laddove ancora possibile l’ambiente sano e vivibile con l’attivazione di misure fiancheggiatrici di mobilità alternativa che abbiano l’effetto di contenimento e trasferimento del traffico e non quello di accelerarlo.

Questo vuol dire non perdersi in facile ed inutile retorica nell’ argomentare quei fattori determinanti della mobilità quali il traffico, la viabilità, la sicurezza, l’inquinamento, le barriere, il territorio, il turismo e quant’altro per meri scopi di strumentalizzazione ai fini della realizzazione di progetti in apparenza essenziali quanto grandiosi, ma poi a ben vedere fini a se stessi e che non si inseriscono in un contesto progettuale sostenibile di lungo periodo. Abbiamo il dovere di facilitare un accesso trasparente ed incondizionato ai processi conoscitivi, per dare sostanza e certezza ai percorsi decisionali di tutti sul cosa intraprendere e cosa evitare. Il nostro compito perciò deve essere quello di informare, di formare e di responsabilizzare sui temi dell’ambiente e sulle indispensabili sinergie e ripercussioni con l’economia per il raggiungimento di un benessere duraturo. Gli argomenti dunque devono focalizzarsi su una proposta politica nuova che comporti una svolta decisiva nella sensibilità dei cittadini. Monitoraggio continuo, leggi mirate, interventi specifici. La coscienza ecologica e una nuova cultura del consumo sono, ormai, virtù essenziali alla vita e alla sopravvivenza della società.

Modalità di spostamento senza un’impostazione logica, sono oggi alla base dell’annoso grave problema relativo ai convulsi flussi di traffico pendolare inter cantonale e transnazionale che affliggono e stanno soffocando parte del Cantone. Gli sforzi devono dunque incentrarsi verso soluzioni alternative ed integrate quali per esempio una progressiva ridistribuzione della popolazione in prossimità della rete, l’implementazione e potenziamento ovunque possibile della rete di trasporto pubblico, la creazione di un sistema più vasto ed efficace di incentivi per facilitare la nascita di nuove soluzioni tecnologiche a supporto del trasferimento del trasporto delle merci su rotaia, l’attivazione di una fiscalità ecologica quale il mobility pricing, imposte sul consumo in genere, dare maggior trasparenza sulla veridicità dei costi e questi sono solo alcuni esempi. Dunque non necessitano nuove strade, più corsie, nuovi tunnel.

Con Alp Transit siamo di fronte ad un’occasione epocale con un colossale progetto d’ingegneria unico al mondo, che ci vede ai primi posti nel portare avanti concrete soluzioni per permettere alle merci ed alle persone di attraversare la Svizzera in modo veloce, efficiente, sicuro ed agevole e garantire sia il sostegno e la valorizzazione della crescita delle attività commerciali che più di ogni altra cosa la qualità di vita. Pensate che si sta già lavorando per ridurre da quattro a tre minuti l’intervallo minimo tra un treno e l’altro, e che in tal modo si potranno far circolare dal 2020 (dopo l’apertura del tunnel di base del Ceneri e del corridoio ferroviario con profilo di quattro metri), sei treni merci e due treni viaggiatori per ora e direzione attraverso il nuovo tunnel. No, lo ripeto non abbiamo bisogno di nuove strade e raddoppi di capacità attraverso le alpi. Sappiamo che il progetto è ancora incompleto affinché possa realmente ritenersi efficace e risolutivo e grossi sforzi di progettazione dovranno ancora essere fatti per coprire la tratta di Alp Transit mancante a sud di Lugano. Ed è esattamente in questa direzione che dobbiamo indirizzare i nostri sforzi futuri. Se come purtroppo sembra, nell’immediato non si dispone di sufficienti risorse economiche per il completamento a sud di quest’opera, tutti i vari progetti nell’ambito della mobilità attualmente allo studio e quelli che verranno in seguito vanno fatti convergere in un’ottica programmatica che tenga conto che questa tratta mancante si dovrà portare a termine. Questo inevitabilmente significa che vanno ripensati da subito tutti quei progetti che in apparenza sembrano risolutivi ma che di fatto lo sono solo in apparenza e che ci allontanano inesorabilmente dagli sforzi che abbiamo iniziato ad intraprendere.

Il Ticino è un inevitabile corridoio di transito, e dunque come possiamo pretendere di non cedere alle pressioni avanzate dalle lobbies europee di sfruttamento del nostro territorio per il transito delle merci su gomma attraverso le alpi con i conseguenti danni che ciò arreca se non abbiamo noi, prima di tutti una chiara visione a lungo termine che identifichi precise alternative da opporre ai paesi europei nell’ambito di un corretto utilizzo delle vie di comunicazione a sud ed a nord delle alpi, sostenibile, rispettoso dell’ambiente e della salute pubblica quali per esempio il completamento ed il consolidamento dei progetti di trasferimento su rotaia ? Un modo c’è: non permettere che risorse vengano distratte da questo progetto.

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