Pennellate verdi a Palazzo civico

Sfida tra due ambientalisti alleati uno col PPD, l’altro col PS – Entrambi sono contro la gara di motoscafi

Articolo ripreso dal Corriere del Ticino del 23.02.’16
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DOMANDE
1 L’arredo urbano è in fase di ripensamento. Si può insistere il sul concetto attuale, migliorandolo, o va cambiato completamente l’approccio?
2 Una statistica classifica Lugano come la città più motorizzata d’Europa. Quale progetto (già noto o da promuovere) può essere una svolta a favore della mobilità sostenibile?
3 Lugano ha cancellato gran parte della sua storia architettonica e con essa i suoi risvolti sociali. È giusto provare a recuperarla? Se sì, in che modo?
4 Prima delle aggregazioni, diversi quartieri temevano una cementificazione del loro territorio. Si è rivelata una paura infondata o il rischio è tuttora presente?
5 Alberi tagliati e ripiantati: se il saldo è positivo, su cos’altro bisogna migliorare?
6 Di solito i temi ecologici perdono un po’ d’importanza agli occhi della gente nei momenti di crisi: sta succedendo anche a Lugano? Condividete le critiche alla gara dei motoscafi XCat?

Franco Marinotti
9 maggio 1953
Imprenditore
Verdi liberali
1. Ripensare l’arredo urbano è un processo che richiede idee chiare ed omogenee su che indirizzo di sviluppo sostenibile si vuole dare alla città e l’addivenire del suo agglomerato in continua espansione, senza lasciarsi prendere la mano da interventi sporadici e distribuiti sul territorio urbano in modo disordinato e senza una precisa logica di progetto. Quello che ora non c’è a mio avviso è una visione di lungo termine che, per essere realistica, deve necessariamente essere prima di tutto elaborata e condivisa con i cittadini in un percorso investigativo congiunto, che tenga conto delle varie fasce di età, delle loro esigenze ed abitudini. Decisioni sull’arredo urbano passano da problematiche complesse che, ribadisco, vanno risolte nel loro insieme e che coinvolgono la mobilità, la pianificazione del territorio, i piani regolatori, il commercio, lo svago.
2. L’agglomerato del Luganese è in continuo sviluppo, al passo con i mutamenti della società. I progetti a sostegno di una mobilità intelligente e sostenibile esistono e sono stati elaborati, come il PAL2, il futuro PAL3 e il PTL, ma vanno però implementati velocemente perché, in caso contrario, perdono di incisività e validità. Vanno insomma rivisti e riadattati al contesto che muta, pena uno spreco di risorse, poiché si vanno a finanziare opere superate. Tutto ciò – non lo si vuole capire – va a danno dell’economia, senza migliorare in modo sostanziale e duraturo la situazione.
3. I danni sono per la gran parte irreversibili, ma per fortuna il patrimonio architettonico e le relative derivazioni di impatto sociale di una città si tramandano non solo con gli immobili, ma con la promozione e divulgazione della cultura; dunque diamoci da fare in tal senso e concentriamoci sul futuro per evitare che ciò possa ripetersi.
4. Abbiamo assistito ed assistiamo ad una cementificazione sconsiderata ma quantunque legalizzata al servizio di un progresso economico con regole obsolete e questo si può solo evitare con norme chiare in termini di piani regolatori aggiornati e una pianificazione del territorio efficace, che miri ad una densificazione intelligente delle zona abitate con servizi di prossimità e delle vere zone verdi funzionali. Dunque il rischio è presente ed il concetto di quartiere sostenibile ancora latente.
5. Se tagliare serve a migliorare, la natura ringrazia e la popolazione tutta ne beneficia; il progetto di riqualifica della Foce è una valida testimonianza di come poter rendere più vivibile il quartiere di una città. C’è sempre da migliorare per mantenere un giusto equilibrio tra natura e cemento e i progetti che si potrebbero implementare non mancano, come la riqualifica del lungo lago cittadino, il completamento della riqualifica delle rive del Cassarate fino a Cornaredo o il Parco Viarno a Pregassona.
6. La difesa dell’ambiente è una necessità imprescindibile per la nostra sopravvivenza ed in quanto tale non è un’opzione da esercitare a dipendenza delle condizioni sociali, economiche o politiche, perché ne è parte integrante come concetto unico di sostenibilità. Detto questo, una manifestazione sportiva o qualunque essa sia dovrebbe a mio avviso essere valutata non solo nell’ambito della sua impronta ecologica, ma anche e soprattutto in termini di quale messaggio di visione futura verso il raggiungimento di un mondo più sostenibile si vuole comunicare, in particolare ai giovani. A buon intenditor…

Nicola Schönenberger
18 gennaio 1976
Botanico
Verdi
1. Siamo arrivati all’arredo urbano di oggi proprio procedendo per piccoli correttivi. La domanda da porsi non è tanto se il concetto sia giusto o sbagliato, quanto se esista un concetto alla base. Il mio sospetto è che non ci sia. L’arredo urbano del centro città andrebbe ripensato da professionisti, oggi è avulso dalla città. È sbagliato pensare al verde pubblico come a una decorazione che riempie gli spazi vuoti; il verde deve dialogare con il costruito, l’uno non vive senza l’altro, sono entrambi parte integrante della città. È stato così sin dall’antichità, dai primi insediamenti umani della storia. Questo concetto è andato perdendosi nel dopoguerra. Abbiamo smesso di considerare il verde come una componente della città; è diventato una mera decorazione o, peggio ancora, un costo. È indispensabile ridare al verde pubblico l’importanza che ha sempre avuto nella storia dell’architettura, in chiave contemporanea.
2. C’è un nesso diretto con la disponibilità sproporzionata di posteggi privati e pubblici in centro e la scarsa disponibilità di trasporti pubblici. La pedonalizzazione del lungolago è sì un progetto ambizioso, ma se riuscissimo a formularlo come obiettivo, realizzandolo risolveremmo i problemi del traffico di Lugano (oltre che i problemi di attrattività turistica e commerciale del centro).
3. È imperativo. Una città imbruttita è una città impoverita, durevolmente. Se si ambisce ad alla prosperità, la città deve tornare ad essere vivibile e bella. Non si può ricostruire il passato. Ma si deve costruire il futuro con criteri che non siano quelli della logica del «magna magna». Non possiamo più permetterci di distribuire appalti in base alla politica o indire concorsi pubblici dove il vincitore è certo sin dall’inizio. Dobbiamo avere il coraggio di fare salti di qualità e progettare in base a una visione più grande.
4. Brè è un buon esempio: lì si vogliono diminuire le zone edificabili tutelando il quadro del nucleo e il paesaggio. Scairolo è invece l’esempio negativo con un aumento del 20% di potenzialità edificatoria previsto, senza risolvere il vero problema: il traffico. È ancora presto per dirlo. I nodi verranno al pettine nella prossima legislatura, con il Piano regolatore unico.
5. Qualità più che numeri. Un albero secolare possiede un valore per quello che è e per quanto fornisce alla città, un valore molto superiore a quello di un filare di sparuti alberelli. Un albero di una specie particolare, in un luogo particolare, ha un valore diverso di una robinia nel bosco. Quando, per giustificare i tagli, si sciorinano i numeri per dimostrare il pareggio con le piantagioni, è come nascondersi dietro un dito.
6. In futuro la crisi ecologica sarà ben più importante di quella economica, e sempre di più ne sarà la causa. Si pensi al cambiamento climatico, alle polveri fini d’inverno, allo smog estivo, alla gente che scappa alla ricerca di luoghi più salubri, al consumo di territorio: saranno problemi molto più difficili da sistemare e avranno un impatto economico enorme. I temi ecologici non sono dissociati dagli altri, sono integrati. La prospettata accelerazione nell’innovazione della tecnologia dei motori elettrici è stato uno dei principali argomenti sollevati a favore della Formula E da parte dei suoi fautori. Quale tecnologia si vuole promuovere ora con gli XCat? O l’argomento a favore della formula E era solo manipolatorio? Siamo alle solite: un altro evento improvvisato che riempirà la città per un week end, ma che non lascerà indotti sostenibili.

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Elezioni comunali: Verdi Liberali fanno lista comune con il PPD

Articolo ripreso da La Regione Ticino del 15.01.’16

Votate le liste e l’alleanza con i Verdi liberali. Lascia il capogruppo in Consiglio comunale
Il Ppd? ‘Un passo avanti’
di Alfonso Reggiani

ElezioniComunali2016

Ben saldi sulle proprie radici, i popolari democratici guardano ad aprile convinti dei propri mezzi e sono contro la politica gridata
Un passo avanti: è quello che vuole il Ppd Generazione giovani assieme ai Verdi liberali alle elezioni comunali di aprile. Per consolidare la propria posizione in città all’insegna del rinnovamento e confermare la crescita di consensi ottenuta alle Federali dello scorso ottobre. E ieri l’assemblea della sezione di Lugano ha ratificato le proposte della Commissione cerca presieduta dal capogruppo in Cc Lorenzo Jelmini che non solleciterà un nuovo mandato, le liste e il programma di legislatura in un capannone di Pregassona gremito che trasudava entusiasmo.
Con il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, che ha sottolineato l’esigenza di avere interlocutori popolari a Palazzo Civico, a condurre le danze, sono intervenuti anche il coordinatore del Ppd cantonale e consigliere agli Stati Filippo Lombardi, il presidente distrettuale Daniele Intraina e il presidente sezionale Angelo Petralli. Non sono mancati momenti di rammarico per l’uscita di scena di quattro consiglieri comunali storici: Simonetta Perucchi Borsa, Maddalena Ermotti Lepori, Francesco Beltraminelli e il capogruppo in Cc Lorenzo Jelmini che lascia per dedicarsi completamente all’attività di deputato in Gran Consiglio. Era dunque inevitabile il rinnovamento che si vede bene nella composizione delle liste per il Municipio (cfr. infografia accanto) e per il Consiglio comunale (di seguito). L’assemblea ha inoltre votato, con 124 favorevoli e 5 contrari, la deroga prevista dallo Statuto per la candidatura a un quarto mandato di Michel Tricarico che sarà il prossimo primo cittadino di Lugano. Pure accolta la lista unica con i Verdi liberali (130 sì, 3 no e 1 astenuto), un’alleanza giustificata dalla sintonia (al 90-95%) sui temi comunali. Alleanza peraltro che ha già dato buoni frutti alle recenti elezioni federali.
Secondo Lorenzo Jelmini, «abbiamo raggiunto il nostro primo obbiettivo, quello di preparare una lista di sette persone, tutte in grado di lavorare in Municipio. Una lista in cui le sei persone in lizza per l’esecutivo cittadino hanno accettato la proposta di accompagnare Angelo Jelmini quale capolista. Il nostro partito, a differenza di altri, non è incollato alla cadrega e sa proporre un ricambio continuo con giovani validissimi». E sono davvero numerosi i volti nuovi che hanno accettato di mettersi in gioco per trasformarsi da oggetti della politica a soggetti attivi che vogliono partecipare alle decisioni fondamentali che interessano la collettività. Diversi i candidati giovani. Tanto che nella mattinata di sabato 23 gennaio a Sementina il partito proporrà loro una formazione sul Comune. Via libera da parte dell’assemblea anche al programma per la prossima legislatura allestito da Benedetta Bianchetti (che presto apparirà su www.ppd-lugano.ch ).
Approvata pure la lista parziale per il Consiglio comunale: Giovanni Albertini; Mario Balmelli; Christian Barelli; Lorenzo Beretta Piccoli; Sara Beretta Piccoli; Angelo Bernasconi; Benedetta Bianchetti; Roberta Boga Bonesio; Armando Boneff; Rosanna Brianza (Verdi liberali); Agustina Bruni; Curzio Cambrosio; Luca Campana; Stefano Capuano; Michele Codella; Rosanna Colombo; Federica Colombo Mattei; Anna Conciatore; Paola Degiorgi Terabuso; Raffaele De Tata; Luciano Ferrari; Umberto Gatti; Claudio Giambonini; Davide Giampani; Giuseppe Gianella; Naim Gösteris; Heiter Matteus; Stefan Ilic; Valentina Jovcic; Luca Lorenzetti; Rodolfo Magno; Michele Malfanti; Elena Mancini; Sara Marielli; Franco Marinotti (Verdi liberali); Giovanni Pedrozzi; Angelo Petralli; Nicolao Pifferini; Stefania Poggiati Longoni; Christian Porro; Valeria Rimoldi Butti; Pedro Rodriguez Anton; Simone Schmid; Nicola Skory; Giorgio Soncini; Dalibor Stefanovic; Michel Tricarico; Jody Trinkler; Davide Tunesi e Antonella Veronesi Gaglio.
Lorenzo Jelmini: ‘Tutte le sette persone che abbiamo scelto possono lavorare senza problemi nell’esecutivo’


Articolo ripreso dal Corriere del Ticino del 15.01.’16

PPD Gli azzurri sono concentrati sulla difesa
Lista per il Municipio con Jelmini, Albertini, Beretta Piccoli, Bianchetti, Colombo, Malfanti e Marinotti Approvata in assemblea l’alleanza con i Verdi liberali – L’obiettivo è la conferma del seggio nell’Esecutivo
giuliano gasperi

ElezioniComunali2015Cdt

Tutti attorno ad Angelo Jelmini. Con l’approvazione delle liste nell’assemblea di ieri al Capannone delle feste di Pregassona, il PPD di Lugano comincia ufficialmente il suo viaggio verso le elezioni comunali d’aprile e verso il raggiungimento del suo obiettivo principale: la conferma del seggio in Municipio. La lista per l’Esecutivo è costruita attorno all’uscente Angelo Jelmini – a differenza per esempio di quanto accaduto a sinistra, dove Cristina Zanini Barzaghi dovrà fare i conti con un «lupo di mare» come Jacques Ducry – e comprende Giovanni Albertini (1986, fisioterapista), Sara Beretta Piccoli (1971, igienista dentale), Benedetta Bianchetti (1978, avvocato), Federica Colombo Mattei (1962, architetto), Michele Malfanti (1972, architetto) e Franco Marinotti (1953, imprenditore) dei Verdi liberali, assieme i quali il PPD, con un chiaro benestare incassato dall’assemblea, formerà una lista unica. «Non ci sarà un conflitto – ha assicurato il ministro Paolo Beltraminelli – Loro hanno un carattere più ambientalista, ma i principi sono simili ai nostri». Accompagnati da un frizzante sottofondo musicale, i candidati si sono riuniti per la presentazione ufficiale. «Siamo grandi sarti e impresari – ha esordito Angelo Jelmini – Sarti per cucire in modo sapiente le posizioni in città, impresari perché sappiamo costruire mattone per mattone tante situazioni positive». È poi toccato via via a Giovanni Albertini («è un grande onore per me rappresentare Generazione Giovani»), Sara Beretta Piccoli («grazie a tutti voi per avermi permesso di essere qui: ero una semplice casalinga e ora posso fare qualcosa per tutti»), Benedetta Bianchetti («per me è una nuova sfida, darò il massimo»), Federica Colombo Mattei («sono più tecnica che politica, e spero di rendermi utile con le mie competenze e conoscenze»), Michele Malfanti («è bello avere la fiducia di tutti voi, spero che il mio punto di vista alternativo serva a far progredire») e Franco Marinotti («sono contento di far parte di questa magnifica squadra»). Queste dunque le scelte della Commissione cerca coordinata da Lorenzo Jelmini e composta da Christian Barelli, Claudio Bignasca, Roberto Boldini, Rolf Endriss, Giovanni Pedrozzi, Simonetta Perucchi Borsa, Pedro Rodriguez Anton e, come consulente, Paolo Beltraminelli. «Abbiamo raggiunto l’obiettivo di affiancare ad Angelo Jelmini una serie di persone altrettanto valide – ha spiegato Lorenzo Jelmini – onore a loro per aver accettato il municipale uscente come capolista».

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“Non di solo PIL è fatto il benessere”

Articolo ripreso dal Corriere del Ticino del 09.11.15

Il 13 ottobre scorso si è tenuta a Lugano una conferenza passata forse inosservata per via dei frenetici impegni elettorali del momento, dal titolo «Quale crescita per il Ticino? Sviluppo quantitativo contro qualità di vita?». Organizzato congiuntamente da PPD e Verdi liberali Ticino era il primo di una serie di incontri – il prossimo è in programma per il febbraio 2016 – che si inseriscono nell’ambito di un programma congiunto di conferenze che mira a trattare un tema delicato con effetti non solo economici, ma con impatti rilevanti anche e soprattutto sull’ambiente e l’utilizzo del territorio, quello della crescita.
In questo primo incontro, che partiva dal presupposto che la crescita economica è comunque stata e continua ad essere tuttora parte integrante dell’aumento del benessere nella maggior parte delle regioni del mondo, si è voluto evidenziare che in Svizzera, per contro, abbiamo già raggiunto un tale livello di benessere materiale, per cui lo stesso benessere percepito dal singolo non aumenta più anche se in presenza di crescita economica. Per questa ragione in futuro la crescita di per sé non può restare quale unico rimedio universale risolutivo. Siamo ormai vicini al punto in cui la crescita dell’uno limita quella dell’altro e dunque la soglia di beneficio della crescita per la popolazione intera inizia a scendere o diventa addirittura negativa. Vanno dunque pensate nuove strutture che permettano un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione svizzera, anche quando in futuro la crescita economica non dovesse più esserci.
Del resto la presa in considerazione di tutti i costi esterni (cambi climatici, estinzione delle specie, penuria delle risorse, malattie, urbanizzazione, degrado del territorio) fa sì che l’incremento netto del benessere sia vicino allo zero. Ne deriva che la decantata mancanza di alternative alla crescita economica come chiave dell’acquisita sicurezza del benessere venga messa sempre più in discussione.
Mentre la politica svizzera continua ad orientarsi verso il Prodotto interno lordo quale unico parametro di determinazione di crescita, nel resto del mondo già da qualche anno si osserva come i provvedimenti politici volti ad incentivare la crescita non producano più risultati degni di nota, e la disoccupazione resta irrimediabilmente elevata e i dati congiunturali sono deboli e non costantemente positivi, nonostante gli immensi sforzi degli Stati.
Il tema della crescita è dunque di grande attualità ma invero tuttora pressoché assente nel recente dibattito politico, e l’aver trovato i necessari punti di condivisione di contenuti e convergenza di pensiero in Filippo Lombardi per dar corso a questi incontri è a mio avviso certamente un punto di forza non solo nell’ambito della collaborazione tra i nostri due partiti iniziata con la congiunzione delle liste, ma anche e soprattutto per portare il dibattito pure in sede di politica federale.
Ritengo dunque per la sensibilità dimostrata non solo in particolare su questo tema, ma più in generale su una buona parte di temi che ci vedono come verdi liberali particolarmente attenti nell’ambito della difesa dell’ambiente, di dare il mio pieno appoggio di voto a Filippo Lombardi nel prossimo ballottaggio.

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Conferenza – dibattito. Quale crescita per il Ticino?

Il mio intervento:
Atteggiamento fondamentale
Un atteggiamento liberale permette a ciascuno di realizzarsi secondo i propri desideri. La maggior parte di noi aspira a migliorare le proprie condizioni di vita. Da ciò nascono creatività ed innovazione che sono essenziali ed utili a rendere la produzione di beni e servizi più efficienti e la vita più piacevole.
La crescita economica è stata e continua ad essere tuttora parte integrante dell’aumento del benessere nella maggior parte delle regioni del mondo. In Svizzera, per contro, abbiamo già raggiunto un tale livello di benessere materiale, per cui lo stesso benessere percepito dal singolo non aumenta più anche se in presenza di crescita economica. Per questa ragione in futuro la crescita di per sé non può restare quale unico rimedio universale o panacea che dir si voglia. Siamo ormai vicini al punto in cui la crescita dell’uno limita quella dell’altro e dunque la soglia di beneficio della crescita per la popolazione intera inizia a scendere o diventa addirittura negativa. Vanno dunque pensate nuove strutture che permettano un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione svizzera, anche quando in futuro la crescita economica non dovesse più esserci.
Una visione del mondo attenta all’ambiente deve necessariamente ed ineluttabilmente tener conto della limitatezza delle sue risorse naturali; visione che è diametralmente opposta al concetto di crescita illimitata. Per la natura non è determinante quali risorse utilizzi l’uomo, ma piuttosto che danni egli causa all’ambiente in seguito allo sfruttamento delle risorse. Non solo abbiamo scoperto ed utilizzato un numero sempre maggiore di nuove risorse, ma abbiamo anche imparato a sfruttare quelle esistenti in modo sempre più efficiente. In questi termini la crescita può quindi essere giustificabile e sostenibile.
Esigenze centrali
• Risorse: Occorre introdurre in tutti gli ambiti la trasparenza dei costi. Il prezzo delle risorse deve coprire per intero i costi sostenuti per la loro produzione e per il loro smaltimento nonché gli effetti esterni del loro utilizzo. Il riutilizzo delle risorse disponibili diventa indispensabile.
• Natura e pianificazione territoriale: L’ambiente va rispettato e la biodiversità preservata. L’espansione urbana incontrollata deve essere arginata attivamente e le future esigenze dell’uomo devono rivolgersi in prima battuta verso l’interno, ossia verso le zone già edificate.
• Economia: L’economia svizzera va resa sostenibile tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello sociale. Essa necessita di un buon accesso al commercio e al mercato del lavoro internazionali. Occorre sfruttare in maniera ottimale il potenziale di forza lavoro disponibile sul territorio nazionale attraverso un adeguato orientamento della politica di formazione, di integrazione e della fiscalità. Ricerca e sviluppo vanno promossi.
• Società: Le conquiste della crescita non devono essere limitate a pochi. In considerazione del fatto che l’economia non continuerà a crescere in maniera illimitata, è compito dello Stato creare strutture che consentano di preservare il livello di benessere anche senza una crescita quantitativa.
• Stato: I provvedimenti statali devono rivolgersi in prima battuta ai meccanismi di mercato e all’internalizzazione dei costi esterni. Occorre proseguire la rivoluzione in ambito energetico e una riforma fiscale in senso ecologico diventa imperativa.
• Sociale e demografia: La previdenza (finanziaria) per la vecchiaia e la salute deve ricadere innanzitutto all’interno della stessa generazione. L’età di pensionamento deve essere agganciata all’aspettativa di vita e resa flessibile.
• Informazione: La popolazione va informata circa le conseguenze delle sue decisioni. Le cifre nude e crude, come il PIL, forniscono un quadro incompleto e devono essere contestualizzate insieme ad altri parametri (ad es. come nel Canadian Index of Wellbeing). La politica deve ponderare opportunamente tali parametri e orientare i suoi provvedimenti in tal senso.
Preambolo
E’dimostrato che l’inclusione o la presa in considerazione di tutti i costi esterni (cambi climatici, estinzione della specie, penuria delle risorse, malattie, urbanizzazione) fa sì che l’incremento netto del benessere sia vicino allo zero o addirittura negativo. Ne deriva che la decantata mancanza di alternative alla crescita economica come chiave dell’acquisita sicurezza del benessere venga messa sempre più in discussione.
In relazione alla crescita economica, e nel contesto europeo e nella fattispecie quello svizzero, si possono attualmente riconoscere i seguenti scenari o correnti di pensiero fondamentali:
• Economico liberale: ossia libero mercato ed un’ulteriore costante crescita del PIL sono la miglior ricetta per uno sviluppo del benessere come per l’innovazione e così anche per un mondo ecologico.
• Eco liberale: ossia libero mercato ed ulteriore crescita del PIL, combinato con misure basate su incentivi e promozioni ed in casi estremi leggi e divieti, offrono le migliori possibilità per lo sviluppo del benessere così come per l’innovazione ed un mondo ecologico.
• Orientamento post crescita di stampo eco-sociale: l’ulteriore crescita del PIL mette in pericolo il benessere finora raggiunto e porta conseguenze negative per l’uomo e l’ambiente.
• Orientamento post crescita di stampo economico: per via della struttura della popolazione (invecchiamento, declino), della già alta produttività del lavoro e della decrescente predisposizione della società a sacrificarsi in nome della performance economica, un’ulteriore crescita del PIL è fortemente limitata.
Mentre le prime due posizioni conservano lo status quo, rispettivamente lo adattano continuamente, le ultime due esigono un cambio radicale verso un sistema economico e sociale che è in grado di convivere senza una crescita del PIL, se non addirittura una flessione senza drastiche conseguenze per la popolazione.

La crescita in Svizzera oggi si limita per lo più al settore pubblico o parastatale. Questa è una delle ragioni per cui la produttività non cresce in modo sostanziale. Inoltre, si moltiplicano le offerte di lavoro improduttive. Improduttive perché non vengono prodotti beni e servizi per la società, bensì creati sistemi di controllo e sorveglianza con l’intento di adempiere al crescente flusso di regolamenti e al maggiore bisogno di protezione.

Nonostante questi dati di fatto, la politica svizzera continua ad orientarsi verso il prodotto interno lordo, nel quale, tra l’altro, confluiscono come fattori positivi anche le discutibili forme di crescita appena illustrate. L’argomentazione sostenuta è quella per cui migliorando la concorrenzialità e l’attrattività del sistema Svizzera, si possono mantenere bassi tassi di disoccupazione ed indebitamento pubblico. Le ricette a questo riguardo prevedono un mercato del lavoro flessibile, un’incentivazione degli investimenti, un abbassamento delle imposte e un accesso al mercato unico europeo.
Tuttavia, da qualche anno, proprio in Europa si osserva come i provvedimenti politici volti ad incentivare la crescita non producano risultati degni di nota. La disoccupazione resta irrimediabilmente elevata e i dati congiunturali sono deboli e non costantemente positivi, nonostante gli immensi sforzi degli Stati e la strategia di rischio adottata dalle banche centrali, in particolare dalla BCE. Anche a livello mondiale le prospettive non sono così rosee come dieci o venti anni fa. Soprattutto nell’area asiatico-pacifica le previsioni di crescita vengono continuamente corrette al ribasso. Addirittura la Cina, locomotiva di crescita, non è ritenuta in grado da un numero crescente di economisti di produrre una crescita a breve e medio termine che le consenta di raggiungere in maniera capillare il livello di benessere dell’Europa occidentale, prima che anche in questo paese si produca una rivoluzione demografica (a seguito della politica del figlio unico).

Date queste premesse, è necessario che si discuta su un approccio concreto e radicalmente opposto, il quale prevede un insieme di misure realizzabili a breve e a medio termine per costruire una «società post crescita». In questa prima fase di discussione non si tratta tanto di stabilire un determinato punto di vista, quanto piuttosto di presentare un’alternativa vera e concreta completa delle sue conseguenze positive e negative. Non si intende nemmeno impedire la crescita nel senso tradizionale del termine, bensì ridurre la dipendenza dalla crescita economica per accrescere la qualità di vita intesa in senso lato.

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L’Europa è confrontata con una tragedia epocale

Intervista a Franco Marinotti, presidente dei Verdi liberali Ticino e candidato al Consiglio nazionale
Leggi l’articolo pubblicato su Ticinonline il 27.09.’15.

LUGANO – Franco Marinotti, nato il 9 maggio del 1953, è candidato per il Consiglio nazionale. Presidente dei Verdi Liberali Ticino, è di professione imprenditore, e ha risposto alle 8 domande poste a tutti i candidati al Parlamento federale.

Lavoro: nel Mendrisiotto c’è una percentuale di frontalieri che supera il 50%. Neppure in Lussemburgo vi è una situazione del genere. Il liberismo abbinato al pragmatismo e all’utilitarismo tipicamente elvetici non rischiano di essere controproducenti per il nostro Cantone?

“Non vedo nessun nesso logico col Lussemburgo, e trovo perlomeno azzardato l’abbinamento con le tipicità svizzere delle citate correnti economiche e teorie filosofiche. Ritengo che il forte afflusso di frontalieri in disperata ricerca di lavoro, sia in gran parte da imputarsi ad un contesto esterno particolarmente compromesso e fuori dalla norma a causa della grave situazione economica e dell’occupazione in cui versa l’Italia che ha messo fortemente in crisi i presupposti sui quali si basano gli accordi sulla libera circolazione, più che a “comportamenti controproducenti elvetici” nei quali proprio non mi ritrovo. Certamente poi a livello interno hanno contribuito la mancanza di misure accompagnatorie incisive e puntuali contro potenziali abusi che facilitano le pratiche di dumping salariale”.

Si dice che l’economia ticinese sia diventata più ricca dall’entrata in vigore degli accordi bilaterali. Questa ricchezza come è stata distribuita? I ticinesi sono più ricchi di prima?

“I trattati bilaterali in quanto tali vengono stipulati con lo scopo di abbattere tutta una serie di ostacoli tecnici e burocrazie, agevolando così il libero scambio nell’ambito delle merci, della ricerca, della cultura dell’istruzione ed è fuor di dubbio che l’economia tutta ne beneficia creando dunque ricchezza generalizzata. Certamente la concentrazione crescente di questa ricchezza in mano di pochi è un problema, ma le cause non sono da addebitarsi ai bilaterali”.

Franco forte. Nonostante l’allarme lanciato dal settore industriale, dal turismo e dalla vendita al dettaglio, gli studi di ricerca parlano di economia svizzera che tiene e cresce. Tanto rumore per nulla?

“Sono per il libero mercato, l’indipendenza della BNS e contro ogni forma di economia sussidiata e dunque il fatto che nonostante gli effetti della divisa fluttuante, l’economia svizzera “tiene e cresce” dimostra che abbiamo un’imprenditoria sana in grado di rinnovarsi costantemente e che ha investito per tempo in ricerca, tecnologia e produttività così da far fronte a periodi di congiuntura difficile ed è proprio su queste aziende che dobbiamo puntare e concentrare i nostri sforzi con l’attivazione di condizioni quadro che ne incentivino la crescita dimensionale, l’innovazione e lo sviluppo della competitività”.

Il 9 febbraio 2014 gli svizzeri hanno messo in discussione la politica del Consiglio federale in materia di migrazione. Come se ne esce?

“Lasciando lavorare senza troppe interferenze il Consiglio Federale affinché rispetti ed applichi nei tempi stabiliti quanto deciso dal popolo sovrano, ma garantendo allo stesso tempo la continuazione dei già solidi rapporti con l’EU scongiurando l’abbandono dei trattati bilaterali in essere per non creare ulteriori ostacoli alla nostra economia già sufficientemente sotto attacco da vari lati, e non essere messi nelle condizioni se ciò dovesse verificarsi di dover prendere ora delle decisioni che rimetterebbero in discussione i delicati equilibri esistenti che pendono analizzati nel loro insieme più a favore nostro che dei nostri partner. La Svizzera deve rimanere un paese aperto che vede aldilà delle sue frontiere stando però attenta a porre limiti ad importare “povertà” che possa metterne in pericolo uno stato sociale dei più all’avanguardia in Europa”.

I premi della cassa malati aumentano ancora. Fino a quando reggerà questo sistema?

“Finché la popolazione dirà basta, vorrà più trasparenza e chiederà l’abbandono di questo a mio avviso inaccettabile sistema di cartelli/oligopolio perpetrato dalle assicurazioni ai danni dei cittadini e del sistema sanitario. Sono favorevole ad un progetto di cassa malati cantonale unica che abbia la qualità delle cure a prezzi equi come unico scopo per la salvaguardia della dignità dei pazienti tutti, e non sia gestita meramente da quelle logiche di profitto che appunto per prassi non trovano riscontro in un potenziale abbassamento dei prezzi nel rispetto del mandato”.

La Svizzera è risparmiata dal grande flusso di migranti in cerca di rifugio e prospettive di vita migliori. Ritiene necessario potenziare i controlli ai confini?

“Siamo confrontati con una tragedia epocale che l’Europa tutta senza eccezioni sta vivendo. Il chiedere se vadano potenziati i controlli ai confini prima ancora di porsi/porre seriamente delle domande su come gestire il problema alla fonte mi sembra davvero poco edificante e foriero di derive pericolose”.

La politica energetica è abbastanza o troppo coraggiosa?

“Nei termini così come concepita è il minimo che si possa intraprendere per fermare il degrado ambientale, sempre che con i passaggi da una Camera all’altra non inizi quel processo di edulcoramento dei principi essenziali che la rendono efficace. Si deve fare di più accelerando il passaggio dall’attuale sistema basato sui sussidi/promozione verso l’adozione tempestiva di una nuova, moderna e più incisiva fiscalità ecologica che incentivi un approvvigionamento energetico che si allontani progressivamente dalle tecnologie che producono grandi quantità di CO2 e che ci fanno dipendere troppo dall’estero e che liberi allo stesso tempo risorse da dedicare a poli di ricerca e sviluppo tecnologico domestico”.

Finanziamenti ai partiti poco trasparenti, rappresentanti del popolo al servizio delle lobby dei potenti dell’economia. Come rispondere a queste accuse?

“Se si opta per la trasparenza, non vedo il problema”.

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Discorso al congresso ppd di Locarno

La nostra congiunzione fa discutere in Ticino.
– Fa discutere coloro che intendono l’ecologia quale un tema di dominio della sinistra.
– Fa discutere coloro che non intendono invece come una visione liberale sul ruolo di uno Stato snello ed efficiente, di un’economia sana, aperta e competitiva e una società responsabile possa convivere con un programma politico incentrato sulla difesa dell’ambiente.
– Fa discutere coloro che non intendono il contributo dei verdi liberali nell’ imprimere una connotazione decisamente più progressista a quel “polo di centro” del quale facciamo entrambi parte che possa così trarre dalla coniugazione tra ambiente economia e società la sua forza propulsiva nella difesa dello sviluppo sostenibile, e lasci in eredità alle future generazioni una società aperta e moderna dei pari diritti ed integrazione dei popoli.
– Fa però di converso anche discutere coloro che percepiscono nelle recenti derive populiste di stampo locale assunte dal centro un utilizzo della politica tipica di una destra che sembra invece di fatto non volersi proprio identificare in quell’idea di centro appena descritta, allontanandosene con i propri proclami.
– E non da ultimo fa anche discutere coloro che giudicano irresponsabile e dannoso al raggiungimento di una qualità di vita accettabile, l’impadronirsi a scopi meramente elettorali, ovvero il cosiddetto “green washing”, di temi sensibili e strategici per la tutela dell’ambiente quali mobilità, territorio, energia abbandonandoli poi a se stessi finita la rendita, ritardandone così irrimediabilmente i progetti implementativi dei quali abbiamo urgente bisogno.
A questi dubbi ed incertezze i verdi liberali rispondono con prese di posizioni precise ed azioni pragmatiche su quei temi che ne hanno caratterizzato sin qui la propria agenda politica.
L’energia:
– siamo per l’abbandono delle produzioni a forti emissioni di CO2,
– la sostituzione dell’attuale sistema di sussidi a favore di un sistema di incentivi
per la promozione di energie rinnovabili mediante una nuova fiscalità ecologica mirata, che renda l’utilizzo di risorse energetiche non rinnovabili meno conveniente
ed agevolare così l’obbiettivo verso l’indipendenza energetica e la creazione di poli tecnologici nazionali;
– e siamo soprattutto per l’uscita graduale ma incondizionata e senza ritardi dall’atomo.
Mobilità sostenibile e territorio:
– siamo per il mantenimento dell’impegno di trasferimento su rotaia senza più indugi di tutte le merci in transito con il completamento di Alptransit a sud di Lugano, opera questa che oltre ad essere essenziale, rafforza notevolmente la nostra posizione contrattuale nei confronti dell’UE in ambito di politica di trasferimento;
– siamo anche per la riduzione del traffico privato mediante una corretta pianificazione della viabilità ed un aumento di offerta di mobilità alternativa;
– siamo per una revisione dei piani direttori e regolatori a favore di piani di agglomerato sostenibili, e di conseguenza sosteniamo la seconda revisione della LPT che prevede una separazione chiara tra zone edificabili e non a tutela degli effetti causati della speculazione territoriale e consumo incontrollato di territorio.
L’Europa e l’economia:
– siamo per una Svizzera che si conferma quale piazza economica aperta ed innovativa che estende i suoi orizzonti oltre la frontiera, e vede nei rapporti con l’Europa la prosecuzione di un partenariato essenziale per lo sviluppo competitivo della sua economia;
– prendiamo molto sul serio le preoccupazioni popolari che hanno portato ai risultati di voto del 9 febbraio scorso sull’immigrazione di massa ed appoggiamo quindi le proposte di applicazione condivisa di clausole di salvaguardia al fine di regolamentarne in situazioni di emergenza i flussi a tutela dell’occupazione indigena ma senza mettere in discussione la continuazione dei bilaterali che sono alla base del nostro benessere;
– e qui un auspicio: (evitiamo poi l’uso di facili manipolazioni elettorali laddove vengono toccati temi quale nella fattispecie quello migratorio, pur in presenza di una crisi drammatica ed epocale dalle enormi conseguenze nel mediterraneo e di riflesso nel resto dell’Europa tutta).
– siamo per la difesa del lavoro mediante l’applicazione di concrete urgenti misure di accompagnamento agli effetti distorsivi del dumping salariale a danno dell’occupazione indigena in particolare in Ticino causati dagli impatti incalcolabili che la crisi economica che ha colpito il nord Italia ha avuto sulla libera circolazione;

– siamo anche per ridare competitività al lavoro mediante una defiscalizzazione programmatica dello stesso e così incentivare la produzione domestica e dipendere meno dall’importazione di prodotti dall’estero a tutto vantaggio non solo dell’economia ma anche e soprattutto dell’ambiente.
Formazione e cultura:
– siamo per la creazione di parchi tecnologici innovativi per dare vigore e concorrenzialità alla nostra economia;
– ed anche per la continuazione dell’eccellenza della formazione duale svizzera;
– la promozione della cultura come ricchezza sociale e personale ma anche come opportunità di sviluppo economico.
Su una buona parte di questi temi che sono già oggi contenuti nei nostri programmi penso
si possa ragionevolmente immaginare di tracciare un cammino in parallelo.
Ci saranno lo auspico, via via momenti di verifica su possibili convergenze e dalla discussione e dal dialogo forse nascerà un più marcato sostegno a quei temi legati allo sviluppo sostenibile che tanto ci sta a cuore. Siamo pronti a metterci alla prova!

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