Frontiera: ostacolo o opportunità ?

Le frontiere sono intrinsecamente ostacoli per antonomasia. Barriere naturali, artificiali, politiche economiche e culturali. Alcune esistono in natura, altre erette o create ad hoc. Nessuna frontiera è più invalicabile.

Alcune, quelle fisiche o naturali lo sono più facilmente mediante il progresso tecnologico, altre meno.Talvolta i successi nel superamento di talune, fa emergere l’esistenza inaspettata di altre. Le frontiere perlopiù disgregano, separano, isolano ma anche uniscono, talvolta. Le frontiere sono l’immaginario di chi non le varca per scelta o di chi non le varca per imposizione. Noi le frontiere abbiamo la possibilità di varcarle sia quelle fisiche che quelle culturali sempre e ad ogni istante. Possiamo, perché abbiamo costruito il nostro vivere sulla convivenza, sull’aiuto reciproco, sul multiculturalismo sulla condivisione della libertà e dell’indipendenza individuale. Noi possiamo perché il nostro progetto di federalismo si poggia su tutti quei principi di democrazia e condivisione fondamentali che nulla hanno a che vedere appunto con qualsivoglia forma di frontiera. Il vedervi qui riuniti testimonia il fatto che la prima barriera, il Gottardo, l’avete anzi l’abbiamo tutti da lungo superata, nell’attesa tra un po’ del superamento anche della barriera temporale, con Alptransit. Ma sappiamo che non basta solamente superare o evitare gli ostacoli delle differenze e delle specificità con i trafori e l’alta velocità per calarsi nella specifica e complessa realtà a sud delle alpi. E sappiamo anche che non basta, in quanto siamo tutti consapevoli dell’unicità della realtà di questo nostro Cantone all’interno della Confederazione, ma che ci si aspetta però si sintonizzi comunque e sempre con le decisioni di politica federale che spesso hanno effetti dirompenti sulla tenuta delle sue infrastrutture, effetti dei quali spesso non si tiene conto.

Non basta, perché il Ticino è confrontato con criticità su diversi fronti che coinvolgono la mobilità, il lavoro, l’economia la socialità, che lo rendono quasi “dicotomico” nel suo essere baricentro periferico e allo stesso tempo per certi versi centrale.

Frontiera tra le frontiere, esemplarità del Ticino.

Il Ticino è regione caratterizzata da un territorio di difficile pianificazione, limitato e delimitato nella sua orografia, che determina con la sua non ottimale densificazione una mobilità complessa.
Decisioni su temi federali quali il risanamento del Gottardo, la dorsale alpina con Alptransit, le politiche di trasferimento, possono essere determinanti in particolare sugli sviluppi della mobilità transfrontaliera e sul trasporto di merce su gomma in transito da sud a nord, che sovraccarica oltremodo una viabilità già congestionata di per se, e aggrava gli effetti devastanti legati all’inquinamento sull’ambiente e la salute.

Il Ticino è regione la cui economia è in parte dipendente ed interdipendente da fattori congiunturali esterni di forte impatto difficilmente controllabili se non con efficaci misure d’accompagnamento congiunte e condivise tra tutti gli attori economici e le parti sociali.

Decisioni su temi federali quali la negoziazione sulla libera circolazione e l’imposizione dei frontalieri sono determinanti per il Ticino, in particolare per tutti quei fenomeni di distorsione che conducono a fenomeni di dumping salariale, alla pressione ed effetti di sostituzione sull’impiego indigeno, alla crescita del numero di frontalieri, alla disoccupazione.

Il Ticino è anche e soprattutto piazza finanziaria, che ha contribuito in maniera preponderante alla formazione di ricchezza di questo Cantone garantendo ottimi livelli di occupazione ed assicurando un notevole flusso di valori patrimoniali esteri perlopiù italiani, che dobbiamo fare in modo ora di preservare dalla massiccia fuga verso altri lidi, certa se non si dovesse raggiungere l’accordo auspicato.

Decisioni su temi federali quali lo scambio automatico di informazioni, il segreto bancario, sono determinanti per un Ticino la cui piazza finanziaria è a rischio di perdita di attrattività e competitività e di conseguenza di grave perdita di impieghi con ovvie ripercussioni sullo stato economico del cantone.

E non ultimo anche le decisioni di carattere nazionale di politica monetaria quali quelle recentemente prese dalla BNS di eliminare la soglia di intervento Franco/Euro e l’ulteriore discesa del tasso d’interesse, sono determinanti per un’economia di “frontiera” la cui tenuta di competitività si basa su dinamiche di prossimità con la zona Euro e dunque di carattere locale che fanno scattare tutti quei fenomeni tipici del Franco forte come il turismo transfrontaliero della spesa a danno del commercio alimentare locale al dettaglio per fare un esempio o la perdita di turismo sportivo a danno della già complessa situazione degli impianti di risalita locali.

….ricercare, capire, affrontare

Noi verdi liberali abbiamo chiaro in mente che la ricchezza del nostro federalismo è nel ricercare, capire ed affrontare temi che coinvolgono anche i lembi più periferici della Confederazione.

ricercare significa informarsi, prendere atto di una diversità che avviene oltre una frontiera

capire significa approfondire, prendere coscienza della diversità

affrontare significa rendersi conto che un problema che emerge oltre frontiera è facile che lo diventi anche all’interno della frontiera medesima

E tutto ciò lo abbiamo chiaro in mente perché siamo un partito che imposta la sua politica a livello nazionale nel senso più ampio del termine.
E dunque a noi verdi liberali le frontiere non fermano ne influenzano la nostra costruzione politica perché dietro l’ostacolo noi vediamo sempre un’opportunità.

Discorso all’assemblea dei delegati, 24 gennaio 2015 Frontiera: ostacolo o opportunità ?

Delegiertenversammlung Lugano, 24. Januar 2015 Grenze: Hindernis oder Möglichkeit?

 

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Litro di benzina presto a 5 Franchi ?

Risposta all‘articolo di A. Geninazzi su Economando  23.1.2015 “Litro di benzina presto a 5 franchi ?”

http://www.gdp.ch/rubriche/economando/il-litro-di-benzina-presto-5-franchi-id58832.html

Nel suo commento del 23.01.2015 Angelo Geninazzi, responsabile Economiesuisse per la Svizzera italiana, esprime alcuni punti di critica all’iniziativa dei Verdi liberali “Imposta sull’energia invece dell’IVA”. Un’attenta lettura del testo dell’iniziativa permette però di comprendere come la paura delle sue “conseguenze deleterie ed assurde” sia totalmente infondata. Innanzitutto è necessario non perdere di vista il fatto che l’imposta sull’energia andrebbe a sostituire l’IVA, non rappresentando quindi un’imposta aggiuntiva per famiglie e imprese bensì solo un ribilanciamento dei prelievi fiscali.. Il bilancio per queste sarebbe nella maggior parte dei casi positivo. Anche nell scenario meno roseo non si avrebbe un carico fiscale maggiore, poiché un’economia domestica con un introito mensile di poco superiore ai 3’000 franchi vedrebbe aumentare le sue uscite di soli 13 franchi al mese. Questo senza adottare alcun tipo di cambiamento nel proprio comportamento.

Grazie a piccoli accorgimenti si può però facilmente diminuire il proprio consumo di energie non rinnovabili, riducendo al contempo le proprie spese. L’imposta sull’energia è quindi indubbiamente più equa rispetto all’IVA, poiché non colpisce i prodotti di prima necessità e permette alle singole economie domestiche ed imprese di stabilire l’impatto dell’imposta sul proprio bilancio: l’imposta può essere ridotta o addirittura evitata grazie ad un minore consumo di energie non rinnovabili. Le cifre riportate da Geninazzi non sono inoltre corrette, tant’è che perfino il Consiglio federale ha recentemente corretto il tiro. La tassa sulla benzina al momento della sua introduzione sarebbe quindi di 1.50 franchi, ovvero la metà di quanto ventilato dagli oppositori. Una seconda inesattezza nel testo di Geninazzi è rappresentata dall’impatto dell’imposta sulle imprese svizzere.

Esattamente come per l’IVA, i prodotti esportati sono esentati dall’imposta sull’energia, evitando quindi qualunque svantaggio competitivo. Al contrario, le nostre imprese ne escono rafforzate, poiché il pantagruelico onere burocratico derivante dall’IVA verrebbe a cadere interamente. Esse avrebbero

quindi più risorse da impiegare in investimenti. La produzione locale diventerebbe più vantaggiosa e sarebbe quindi incentivata, creando posti di lavoro e dando così uno slancio positivo all’intera economia svizzera e ticinese.

Ulteriori effetti in termini di benefici per il Ticino andranno nella direzione di un’accelerazione del processo di trasformazione per altro già in atto della mobilità, che porterà ad un miglioramento della qualità di vita generalizzato. Questo si tradurrà in un traffico meglio organizzato, con mezzi meno inquinanti e con una mobilità aziendale più attenta.

La svolta energetica, nonostante gli sforzi di Confederazione e OCSE, è ben lontana dall’essere raggiunta. Se davvero vogliamo preservare il nostro ambiente in modo duraturo ed equo, votiamo sì l’8 marzo all’iniziativa “Imposta sull’energia invece dell’IVA”.

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