“Non di solo PIL è fatto il benessere”

Articolo ripreso dal Corriere del Ticino del 09.11.15

Il 13 ottobre scorso si è tenuta a Lugano una conferenza passata forse inosservata per via dei frenetici impegni elettorali del momento, dal titolo «Quale crescita per il Ticino? Sviluppo quantitativo contro qualità di vita?». Organizzato congiuntamente da PPD e Verdi liberali Ticino era il primo di una serie di incontri – il prossimo è in programma per il febbraio 2016 – che si inseriscono nell’ambito di un programma congiunto di conferenze che mira a trattare un tema delicato con effetti non solo economici, ma con impatti rilevanti anche e soprattutto sull’ambiente e l’utilizzo del territorio, quello della crescita.
In questo primo incontro, che partiva dal presupposto che la crescita economica è comunque stata e continua ad essere tuttora parte integrante dell’aumento del benessere nella maggior parte delle regioni del mondo, si è voluto evidenziare che in Svizzera, per contro, abbiamo già raggiunto un tale livello di benessere materiale, per cui lo stesso benessere percepito dal singolo non aumenta più anche se in presenza di crescita economica. Per questa ragione in futuro la crescita di per sé non può restare quale unico rimedio universale risolutivo. Siamo ormai vicini al punto in cui la crescita dell’uno limita quella dell’altro e dunque la soglia di beneficio della crescita per la popolazione intera inizia a scendere o diventa addirittura negativa. Vanno dunque pensate nuove strutture che permettano un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione svizzera, anche quando in futuro la crescita economica non dovesse più esserci.
Del resto la presa in considerazione di tutti i costi esterni (cambi climatici, estinzione delle specie, penuria delle risorse, malattie, urbanizzazione, degrado del territorio) fa sì che l’incremento netto del benessere sia vicino allo zero. Ne deriva che la decantata mancanza di alternative alla crescita economica come chiave dell’acquisita sicurezza del benessere venga messa sempre più in discussione.
Mentre la politica svizzera continua ad orientarsi verso il Prodotto interno lordo quale unico parametro di determinazione di crescita, nel resto del mondo già da qualche anno si osserva come i provvedimenti politici volti ad incentivare la crescita non producano più risultati degni di nota, e la disoccupazione resta irrimediabilmente elevata e i dati congiunturali sono deboli e non costantemente positivi, nonostante gli immensi sforzi degli Stati.
Il tema della crescita è dunque di grande attualità ma invero tuttora pressoché assente nel recente dibattito politico, e l’aver trovato i necessari punti di condivisione di contenuti e convergenza di pensiero in Filippo Lombardi per dar corso a questi incontri è a mio avviso certamente un punto di forza non solo nell’ambito della collaborazione tra i nostri due partiti iniziata con la congiunzione delle liste, ma anche e soprattutto per portare il dibattito pure in sede di politica federale.
Ritengo dunque per la sensibilità dimostrata non solo in particolare su questo tema, ma più in generale su una buona parte di temi che ci vedono come verdi liberali particolarmente attenti nell’ambito della difesa dell’ambiente, di dare il mio pieno appoggio di voto a Filippo Lombardi nel prossimo ballottaggio.

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Conferenza – dibattito. Quale crescita per il Ticino?

Il mio intervento:
Atteggiamento fondamentale
Un atteggiamento liberale permette a ciascuno di realizzarsi secondo i propri desideri. La maggior parte di noi aspira a migliorare le proprie condizioni di vita. Da ciò nascono creatività ed innovazione che sono essenziali ed utili a rendere la produzione di beni e servizi più efficienti e la vita più piacevole.
La crescita economica è stata e continua ad essere tuttora parte integrante dell’aumento del benessere nella maggior parte delle regioni del mondo. In Svizzera, per contro, abbiamo già raggiunto un tale livello di benessere materiale, per cui lo stesso benessere percepito dal singolo non aumenta più anche se in presenza di crescita economica. Per questa ragione in futuro la crescita di per sé non può restare quale unico rimedio universale o panacea che dir si voglia. Siamo ormai vicini al punto in cui la crescita dell’uno limita quella dell’altro e dunque la soglia di beneficio della crescita per la popolazione intera inizia a scendere o diventa addirittura negativa. Vanno dunque pensate nuove strutture che permettano un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione svizzera, anche quando in futuro la crescita economica non dovesse più esserci.
Una visione del mondo attenta all’ambiente deve necessariamente ed ineluttabilmente tener conto della limitatezza delle sue risorse naturali; visione che è diametralmente opposta al concetto di crescita illimitata. Per la natura non è determinante quali risorse utilizzi l’uomo, ma piuttosto che danni egli causa all’ambiente in seguito allo sfruttamento delle risorse. Non solo abbiamo scoperto ed utilizzato un numero sempre maggiore di nuove risorse, ma abbiamo anche imparato a sfruttare quelle esistenti in modo sempre più efficiente. In questi termini la crescita può quindi essere giustificabile e sostenibile.
Esigenze centrali
• Risorse: Occorre introdurre in tutti gli ambiti la trasparenza dei costi. Il prezzo delle risorse deve coprire per intero i costi sostenuti per la loro produzione e per il loro smaltimento nonché gli effetti esterni del loro utilizzo. Il riutilizzo delle risorse disponibili diventa indispensabile.
• Natura e pianificazione territoriale: L’ambiente va rispettato e la biodiversità preservata. L’espansione urbana incontrollata deve essere arginata attivamente e le future esigenze dell’uomo devono rivolgersi in prima battuta verso l’interno, ossia verso le zone già edificate.
• Economia: L’economia svizzera va resa sostenibile tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello sociale. Essa necessita di un buon accesso al commercio e al mercato del lavoro internazionali. Occorre sfruttare in maniera ottimale il potenziale di forza lavoro disponibile sul territorio nazionale attraverso un adeguato orientamento della politica di formazione, di integrazione e della fiscalità. Ricerca e sviluppo vanno promossi.
• Società: Le conquiste della crescita non devono essere limitate a pochi. In considerazione del fatto che l’economia non continuerà a crescere in maniera illimitata, è compito dello Stato creare strutture che consentano di preservare il livello di benessere anche senza una crescita quantitativa.
• Stato: I provvedimenti statali devono rivolgersi in prima battuta ai meccanismi di mercato e all’internalizzazione dei costi esterni. Occorre proseguire la rivoluzione in ambito energetico e una riforma fiscale in senso ecologico diventa imperativa.
• Sociale e demografia: La previdenza (finanziaria) per la vecchiaia e la salute deve ricadere innanzitutto all’interno della stessa generazione. L’età di pensionamento deve essere agganciata all’aspettativa di vita e resa flessibile.
• Informazione: La popolazione va informata circa le conseguenze delle sue decisioni. Le cifre nude e crude, come il PIL, forniscono un quadro incompleto e devono essere contestualizzate insieme ad altri parametri (ad es. come nel Canadian Index of Wellbeing). La politica deve ponderare opportunamente tali parametri e orientare i suoi provvedimenti in tal senso.
Preambolo
E’dimostrato che l’inclusione o la presa in considerazione di tutti i costi esterni (cambi climatici, estinzione della specie, penuria delle risorse, malattie, urbanizzazione) fa sì che l’incremento netto del benessere sia vicino allo zero o addirittura negativo. Ne deriva che la decantata mancanza di alternative alla crescita economica come chiave dell’acquisita sicurezza del benessere venga messa sempre più in discussione.
In relazione alla crescita economica, e nel contesto europeo e nella fattispecie quello svizzero, si possono attualmente riconoscere i seguenti scenari o correnti di pensiero fondamentali:
• Economico liberale: ossia libero mercato ed un’ulteriore costante crescita del PIL sono la miglior ricetta per uno sviluppo del benessere come per l’innovazione e così anche per un mondo ecologico.
• Eco liberale: ossia libero mercato ed ulteriore crescita del PIL, combinato con misure basate su incentivi e promozioni ed in casi estremi leggi e divieti, offrono le migliori possibilità per lo sviluppo del benessere così come per l’innovazione ed un mondo ecologico.
• Orientamento post crescita di stampo eco-sociale: l’ulteriore crescita del PIL mette in pericolo il benessere finora raggiunto e porta conseguenze negative per l’uomo e l’ambiente.
• Orientamento post crescita di stampo economico: per via della struttura della popolazione (invecchiamento, declino), della già alta produttività del lavoro e della decrescente predisposizione della società a sacrificarsi in nome della performance economica, un’ulteriore crescita del PIL è fortemente limitata.
Mentre le prime due posizioni conservano lo status quo, rispettivamente lo adattano continuamente, le ultime due esigono un cambio radicale verso un sistema economico e sociale che è in grado di convivere senza una crescita del PIL, se non addirittura una flessione senza drastiche conseguenze per la popolazione.

La crescita in Svizzera oggi si limita per lo più al settore pubblico o parastatale. Questa è una delle ragioni per cui la produttività non cresce in modo sostanziale. Inoltre, si moltiplicano le offerte di lavoro improduttive. Improduttive perché non vengono prodotti beni e servizi per la società, bensì creati sistemi di controllo e sorveglianza con l’intento di adempiere al crescente flusso di regolamenti e al maggiore bisogno di protezione.

Nonostante questi dati di fatto, la politica svizzera continua ad orientarsi verso il prodotto interno lordo, nel quale, tra l’altro, confluiscono come fattori positivi anche le discutibili forme di crescita appena illustrate. L’argomentazione sostenuta è quella per cui migliorando la concorrenzialità e l’attrattività del sistema Svizzera, si possono mantenere bassi tassi di disoccupazione ed indebitamento pubblico. Le ricette a questo riguardo prevedono un mercato del lavoro flessibile, un’incentivazione degli investimenti, un abbassamento delle imposte e un accesso al mercato unico europeo.
Tuttavia, da qualche anno, proprio in Europa si osserva come i provvedimenti politici volti ad incentivare la crescita non producano risultati degni di nota. La disoccupazione resta irrimediabilmente elevata e i dati congiunturali sono deboli e non costantemente positivi, nonostante gli immensi sforzi degli Stati e la strategia di rischio adottata dalle banche centrali, in particolare dalla BCE. Anche a livello mondiale le prospettive non sono così rosee come dieci o venti anni fa. Soprattutto nell’area asiatico-pacifica le previsioni di crescita vengono continuamente corrette al ribasso. Addirittura la Cina, locomotiva di crescita, non è ritenuta in grado da un numero crescente di economisti di produrre una crescita a breve e medio termine che le consenta di raggiungere in maniera capillare il livello di benessere dell’Europa occidentale, prima che anche in questo paese si produca una rivoluzione demografica (a seguito della politica del figlio unico).

Date queste premesse, è necessario che si discuta su un approccio concreto e radicalmente opposto, il quale prevede un insieme di misure realizzabili a breve e a medio termine per costruire una «società post crescita». In questa prima fase di discussione non si tratta tanto di stabilire un determinato punto di vista, quanto piuttosto di presentare un’alternativa vera e concreta completa delle sue conseguenze positive e negative. Non si intende nemmeno impedire la crescita nel senso tradizionale del termine, bensì ridurre la dipendenza dalla crescita economica per accrescere la qualità di vita intesa in senso lato.

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L’Europa è confrontata con una tragedia epocale

Intervista a Franco Marinotti, presidente dei Verdi liberali Ticino e candidato al Consiglio nazionale
Leggi l’articolo pubblicato su Ticinonline il 27.09.’15.

LUGANO – Franco Marinotti, nato il 9 maggio del 1953, è candidato per il Consiglio nazionale. Presidente dei Verdi Liberali Ticino, è di professione imprenditore, e ha risposto alle 8 domande poste a tutti i candidati al Parlamento federale.

Lavoro: nel Mendrisiotto c’è una percentuale di frontalieri che supera il 50%. Neppure in Lussemburgo vi è una situazione del genere. Il liberismo abbinato al pragmatismo e all’utilitarismo tipicamente elvetici non rischiano di essere controproducenti per il nostro Cantone?

“Non vedo nessun nesso logico col Lussemburgo, e trovo perlomeno azzardato l’abbinamento con le tipicità svizzere delle citate correnti economiche e teorie filosofiche. Ritengo che il forte afflusso di frontalieri in disperata ricerca di lavoro, sia in gran parte da imputarsi ad un contesto esterno particolarmente compromesso e fuori dalla norma a causa della grave situazione economica e dell’occupazione in cui versa l’Italia che ha messo fortemente in crisi i presupposti sui quali si basano gli accordi sulla libera circolazione, più che a “comportamenti controproducenti elvetici” nei quali proprio non mi ritrovo. Certamente poi a livello interno hanno contribuito la mancanza di misure accompagnatorie incisive e puntuali contro potenziali abusi che facilitano le pratiche di dumping salariale”.

Si dice che l’economia ticinese sia diventata più ricca dall’entrata in vigore degli accordi bilaterali. Questa ricchezza come è stata distribuita? I ticinesi sono più ricchi di prima?

“I trattati bilaterali in quanto tali vengono stipulati con lo scopo di abbattere tutta una serie di ostacoli tecnici e burocrazie, agevolando così il libero scambio nell’ambito delle merci, della ricerca, della cultura dell’istruzione ed è fuor di dubbio che l’economia tutta ne beneficia creando dunque ricchezza generalizzata. Certamente la concentrazione crescente di questa ricchezza in mano di pochi è un problema, ma le cause non sono da addebitarsi ai bilaterali”.

Franco forte. Nonostante l’allarme lanciato dal settore industriale, dal turismo e dalla vendita al dettaglio, gli studi di ricerca parlano di economia svizzera che tiene e cresce. Tanto rumore per nulla?

“Sono per il libero mercato, l’indipendenza della BNS e contro ogni forma di economia sussidiata e dunque il fatto che nonostante gli effetti della divisa fluttuante, l’economia svizzera “tiene e cresce” dimostra che abbiamo un’imprenditoria sana in grado di rinnovarsi costantemente e che ha investito per tempo in ricerca, tecnologia e produttività così da far fronte a periodi di congiuntura difficile ed è proprio su queste aziende che dobbiamo puntare e concentrare i nostri sforzi con l’attivazione di condizioni quadro che ne incentivino la crescita dimensionale, l’innovazione e lo sviluppo della competitività”.

Il 9 febbraio 2014 gli svizzeri hanno messo in discussione la politica del Consiglio federale in materia di migrazione. Come se ne esce?

“Lasciando lavorare senza troppe interferenze il Consiglio Federale affinché rispetti ed applichi nei tempi stabiliti quanto deciso dal popolo sovrano, ma garantendo allo stesso tempo la continuazione dei già solidi rapporti con l’EU scongiurando l’abbandono dei trattati bilaterali in essere per non creare ulteriori ostacoli alla nostra economia già sufficientemente sotto attacco da vari lati, e non essere messi nelle condizioni se ciò dovesse verificarsi di dover prendere ora delle decisioni che rimetterebbero in discussione i delicati equilibri esistenti che pendono analizzati nel loro insieme più a favore nostro che dei nostri partner. La Svizzera deve rimanere un paese aperto che vede aldilà delle sue frontiere stando però attenta a porre limiti ad importare “povertà” che possa metterne in pericolo uno stato sociale dei più all’avanguardia in Europa”.

I premi della cassa malati aumentano ancora. Fino a quando reggerà questo sistema?

“Finché la popolazione dirà basta, vorrà più trasparenza e chiederà l’abbandono di questo a mio avviso inaccettabile sistema di cartelli/oligopolio perpetrato dalle assicurazioni ai danni dei cittadini e del sistema sanitario. Sono favorevole ad un progetto di cassa malati cantonale unica che abbia la qualità delle cure a prezzi equi come unico scopo per la salvaguardia della dignità dei pazienti tutti, e non sia gestita meramente da quelle logiche di profitto che appunto per prassi non trovano riscontro in un potenziale abbassamento dei prezzi nel rispetto del mandato”.

La Svizzera è risparmiata dal grande flusso di migranti in cerca di rifugio e prospettive di vita migliori. Ritiene necessario potenziare i controlli ai confini?

“Siamo confrontati con una tragedia epocale che l’Europa tutta senza eccezioni sta vivendo. Il chiedere se vadano potenziati i controlli ai confini prima ancora di porsi/porre seriamente delle domande su come gestire il problema alla fonte mi sembra davvero poco edificante e foriero di derive pericolose”.

La politica energetica è abbastanza o troppo coraggiosa?

“Nei termini così come concepita è il minimo che si possa intraprendere per fermare il degrado ambientale, sempre che con i passaggi da una Camera all’altra non inizi quel processo di edulcoramento dei principi essenziali che la rendono efficace. Si deve fare di più accelerando il passaggio dall’attuale sistema basato sui sussidi/promozione verso l’adozione tempestiva di una nuova, moderna e più incisiva fiscalità ecologica che incentivi un approvvigionamento energetico che si allontani progressivamente dalle tecnologie che producono grandi quantità di CO2 e che ci fanno dipendere troppo dall’estero e che liberi allo stesso tempo risorse da dedicare a poli di ricerca e sviluppo tecnologico domestico”.

Finanziamenti ai partiti poco trasparenti, rappresentanti del popolo al servizio delle lobby dei potenti dell’economia. Come rispondere a queste accuse?

“Se si opta per la trasparenza, non vedo il problema”.

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Discorso al congresso ppd di Locarno

La nostra congiunzione fa discutere in Ticino.
– Fa discutere coloro che intendono l’ecologia quale un tema di dominio della sinistra.
– Fa discutere coloro che non intendono invece come una visione liberale sul ruolo di uno Stato snello ed efficiente, di un’economia sana, aperta e competitiva e una società responsabile possa convivere con un programma politico incentrato sulla difesa dell’ambiente.
– Fa discutere coloro che non intendono il contributo dei verdi liberali nell’ imprimere una connotazione decisamente più progressista a quel “polo di centro” del quale facciamo entrambi parte che possa così trarre dalla coniugazione tra ambiente economia e società la sua forza propulsiva nella difesa dello sviluppo sostenibile, e lasci in eredità alle future generazioni una società aperta e moderna dei pari diritti ed integrazione dei popoli.
– Fa però di converso anche discutere coloro che percepiscono nelle recenti derive populiste di stampo locale assunte dal centro un utilizzo della politica tipica di una destra che sembra invece di fatto non volersi proprio identificare in quell’idea di centro appena descritta, allontanandosene con i propri proclami.
– E non da ultimo fa anche discutere coloro che giudicano irresponsabile e dannoso al raggiungimento di una qualità di vita accettabile, l’impadronirsi a scopi meramente elettorali, ovvero il cosiddetto “green washing”, di temi sensibili e strategici per la tutela dell’ambiente quali mobilità, territorio, energia abbandonandoli poi a se stessi finita la rendita, ritardandone così irrimediabilmente i progetti implementativi dei quali abbiamo urgente bisogno.
A questi dubbi ed incertezze i verdi liberali rispondono con prese di posizioni precise ed azioni pragmatiche su quei temi che ne hanno caratterizzato sin qui la propria agenda politica.
L’energia:
– siamo per l’abbandono delle produzioni a forti emissioni di CO2,
– la sostituzione dell’attuale sistema di sussidi a favore di un sistema di incentivi
per la promozione di energie rinnovabili mediante una nuova fiscalità ecologica mirata, che renda l’utilizzo di risorse energetiche non rinnovabili meno conveniente
ed agevolare così l’obbiettivo verso l’indipendenza energetica e la creazione di poli tecnologici nazionali;
– e siamo soprattutto per l’uscita graduale ma incondizionata e senza ritardi dall’atomo.
Mobilità sostenibile e territorio:
– siamo per il mantenimento dell’impegno di trasferimento su rotaia senza più indugi di tutte le merci in transito con il completamento di Alptransit a sud di Lugano, opera questa che oltre ad essere essenziale, rafforza notevolmente la nostra posizione contrattuale nei confronti dell’UE in ambito di politica di trasferimento;
– siamo anche per la riduzione del traffico privato mediante una corretta pianificazione della viabilità ed un aumento di offerta di mobilità alternativa;
– siamo per una revisione dei piani direttori e regolatori a favore di piani di agglomerato sostenibili, e di conseguenza sosteniamo la seconda revisione della LPT che prevede una separazione chiara tra zone edificabili e non a tutela degli effetti causati della speculazione territoriale e consumo incontrollato di territorio.
L’Europa e l’economia:
– siamo per una Svizzera che si conferma quale piazza economica aperta ed innovativa che estende i suoi orizzonti oltre la frontiera, e vede nei rapporti con l’Europa la prosecuzione di un partenariato essenziale per lo sviluppo competitivo della sua economia;
– prendiamo molto sul serio le preoccupazioni popolari che hanno portato ai risultati di voto del 9 febbraio scorso sull’immigrazione di massa ed appoggiamo quindi le proposte di applicazione condivisa di clausole di salvaguardia al fine di regolamentarne in situazioni di emergenza i flussi a tutela dell’occupazione indigena ma senza mettere in discussione la continuazione dei bilaterali che sono alla base del nostro benessere;
– e qui un auspicio: (evitiamo poi l’uso di facili manipolazioni elettorali laddove vengono toccati temi quale nella fattispecie quello migratorio, pur in presenza di una crisi drammatica ed epocale dalle enormi conseguenze nel mediterraneo e di riflesso nel resto dell’Europa tutta).
– siamo per la difesa del lavoro mediante l’applicazione di concrete urgenti misure di accompagnamento agli effetti distorsivi del dumping salariale a danno dell’occupazione indigena in particolare in Ticino causati dagli impatti incalcolabili che la crisi economica che ha colpito il nord Italia ha avuto sulla libera circolazione;

– siamo anche per ridare competitività al lavoro mediante una defiscalizzazione programmatica dello stesso e così incentivare la produzione domestica e dipendere meno dall’importazione di prodotti dall’estero a tutto vantaggio non solo dell’economia ma anche e soprattutto dell’ambiente.
Formazione e cultura:
– siamo per la creazione di parchi tecnologici innovativi per dare vigore e concorrenzialità alla nostra economia;
– ed anche per la continuazione dell’eccellenza della formazione duale svizzera;
– la promozione della cultura come ricchezza sociale e personale ma anche come opportunità di sviluppo economico.
Su una buona parte di questi temi che sono già oggi contenuti nei nostri programmi penso
si possa ragionevolmente immaginare di tracciare un cammino in parallelo.
Ci saranno lo auspico, via via momenti di verifica su possibili convergenze e dalla discussione e dal dialogo forse nascerà un più marcato sostegno a quei temi legati allo sviluppo sostenibile che tanto ci sta a cuore. Siamo pronti a metterci alla prova!

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I Verdi liberali e la congiunzione – L’opinione di Franco Marinotti

Articolo ripreso dal Corriere del Ticino del 26.08.15

Alcuni chiarimenti ritengo vadano fatti sulle motivazioni che hanno spinto i Verdi liberali Ticino (così come citate da Rocco Bianchi nella sua cronaca sulle elezioni federali 2015 sul Corriere del Ticino del 18 agosto) a congiungersi con il PPD. Tengo a sottolineare che alla base di questa decisione ci sono motivazioni di natura tecnica e strategica. È un dato di fatto che Il sistema elettorale odierno penalizzi i piccoli partiti, e da qui dunque nasce la necessità di concludere delle congiunzioni di lista con altri partiti. I Verdi liberali tengo a precisare sono e rimangono un partito di centro e dunque l’accordo con il PPD in quanto tale si fonda sulla condivisione comune di voler rafforzare questo centro. Il PVL ha una forte anima ambientalista ed è orientato a soluzioni concrete e pragmatiche sia a livello cantonale che nazionale per favorire l’equilibrio tra ambiente, economia e società.
In pratica i principi dello sviluppo sostenibile, concetto questo molto presente in tutti gli ambiti dei nostri reciproci programmi. È per noi perciò essenziale una condivisione di questi valori.
In merito invece alle asserzioni che «dietro questa scelta ci sia la mano del partito nazionale» posso solo dire che da un lato il partito verde liberale Ticino è fortemente integrato nella realtà locale ticinese, e da un altro fa parte di una struttura nazionale più allargata ed in quanto tale rientra perfettamente nella normalità quella di condividere scelte strategiche a tutti i livelli. La nostra decisione è stata valutata positivamente dal partito nazionale. La scelta tecnico-strategica della congiunzione ha purtroppo portato al «declino al gentile invito» della sinistra. Posso però confermare che condividiamo, a seguito dei colloqui portati avanti, buona parte di quelle scelte programmatiche nell’ambito soprattutto dell’ambiente, della mobilità e del territorio.
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Il Gottardo che divide PPD e Verdi liberali. Franco Marinotti minimizza, «non sarà un tema centrale della campagna elettorale»

Articolo ripreso da Ticinolibero.ch

Il presidente dei Verdi Liberali spiega la scelta di congiunzione con il PPD. «Condividiamo il modo di fare politica. Le congiunzioni sono tecniche e strategiche, non ideologiche». E smentisce direttive dalla direzione nazionale

BELLINZONA – Quella fra PPD e Verdi Liberali è stata l’ultima congiunzione in ordine di tempo a venir annunciata. Sino a poche ore prima, i rumors davano il partito di Franco Marinotti vicino ad allearsi con i socialisti, poi un comunicato congiunto con i pippidini ha annunciato la decisione presa. Come mai, dunque, i Verdi Liberali hanno optato per un partito centrista come loro ma con cui vi sono alcune divergenze evidenti, in primis quella sul raddoppio del Gottardo? Per scoprirlo, abbiamo contattato Franco Marinotti.

Voi e il PPD affermate di essere d’accordo su molte questioni, non però sul raddoppio del Gottardo. Non è un tema importante?
«Le congiunzioni non sono tematiche, ma tecniche e strategiche. Con tutti coloro con cui abbiamo discusso, per esempio i socialisti, c’erano argomenti condivisi ed altri no, basandosi su questo criterio non ci si sarebbe congiunti con nessuno. Il Gottardo è un tema fondamentale ma digerito e risolto a livello politico e parlamentare: toccherà al popolo decidere, e non sarà dunque un tema strategico per le elezioni nazionali. Quando sarà il momento si farà la campagna per questo, non capisco la liaison che lei evidenzia. Vi sono anche altri temi sull’ambiente. Il nostro non è un matrimonio, continueremo a portate avanti senza remore la battaglia contro il secondo tubo. La campagna non si ferma certo perché ci siamo alleati col PPD, è la prima cosa che abbiamo chiarito con Filippo Lombardi e il suo partito».

Il vostro partito non presenta nessuno per la corsa agli Stati, sosterrete Lombardi oppure opterete per candidati “anti-raddoppio” come possono essere Savoia o Malacrida?
«Parlare solo del raddoppio del Gottardo è riduttivo, la nostra è una strategia a più ampio respiro, anche futuro. Non saprei cosa risponderle, non vedo oltretutto l’utilità di questa domanda».

Cosa vi ha “offerto” il PPD più del PS?
«Abbiamo deciso di non congiungerci col PS perché non avremmo avuto nessun tipo di vantaggio strategico e tecnico, non ci sarebbero stati ritorni importanti. Col PPD invece vediamo un discorso su più ampia scala a livello nazionale e parlamentare: i due partiti hanno fatto gruppo dal 2003 al 2007, combattendo assieme diverse battaglie parlamentari. Ci sono temi che condividiamo con loro, sono posizionati al centro come noi, sono attenti all’ambito ambientale, declinano società e ambiente e sono pragmatici. Ravvisiamo delle vicinanze di politica programmatica, sia cantonale che nazionale».

Il PPD schiera però candidati con posizioni molto lontane da quelle ambientaliste, come Fabio Regazzi, sicuramente più distanti dei vostri temi rispetto per esempio a Marina Carobbio…
«Non siamo sposati col PPD. Anche loro hanno delle insofferenze su alcuni temi, così come sarebbe successo col PS. Non sono state fatte scelte sulla base contenutistica o ideologica. Se dovessimo guardare solo la pura ideologia, ci sarebbero state differenze più marcate col polo di sinistra. Poi che il PPD a mio avviso in Ticino faccia talvolta politica in modo troppo di destra, o spostato verso destra, non è un motivo per non fare la congiunzione».

Vi siete congiunti soprattutto perché è partita una direttiva in tal senso a livello nazionale?
«Smentisco quanto già si vociferava ieri. Non sono arrivate direttive, noi siamo la sezione cantonale di un partito nazionale. In un ambito che è quello delle elezioni nazionali secondo me è serio operare una strategia a livello globale, ma non abbiamo ricevuto nessun tipo di diktat. Abbiamo parlato con la direzione nazionale, con cui è comunque più che logico che si discuta. Sono state fatte delle ipotesi, e confermo che il partito nazionale riteneva più interessante una congiunzione col PPD a livello strategico e globale, dato che c’è con loro una collaborazione, rispetto ad una col PS. Ma non si tratta di direttive, i Verdi Liberali non sono gestiti in quel modo».

Molti sostengono che Savoia (e i Verdi) si siano spostati a destra, verso la Lega. Chi è più di sinistra in Ticino, i Verdi o i Verdi Liberali?
«Noi siamo di centro, e miriamo a costruire un polo progressista che abbia come centro l’ambiente. Non penso sia una questione di collocarsi più a destra o più a sinistra. I Verdi non sono solo Sergio Savoia, bensì un piccolo grande partito con varie correnti e persone con politiche diverse. Per ciò che concerne Savoia, porta avanti dei temi su molti dei quali c’è condivisione (e parlo a livello personale), ma con un atteggiamento talmente populista da apparire di destra, o quanto meno un populista. Sembra, oppure è davvero così, che lo faccia per meri scopi elettorali».

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